Sopravvissuto – The martian

Ritrovi Robinson Crusoe nel personaggio di Mike, disperso su Marte perché creduto morto dal suo equipaggio durante la spedizione Ares sul pianeta rosso. Uno che non si arrende nemmeno rendendosi conto di trovarsi solo (unico essere vivente) in un deserto inospitale ed anossico a nove mesi di viaggio spaziale dal nostro pianeta.

In un luogo dove non cresce nulla, dove le tempeste sono prive di acqua, sono di pietre e sabbia, Mike si salva la vita ripartendo dalla terra, incommensurabilmente lontana. Da botanico la conosce, trova il modo per coltivarla, all’interno del rifugio, addirittura produce l’acqua. Pianta patate. Non si lascia abbattere dalle continue avversità, mette a frutto ogni sua risorsa fisica ed intellettuale.

Continua a leggere Sopravvissuto – The martian

L’ora legale

Approda su Netflix il film L’Ora Legale di Ficarra e Picone. Per quanti lo vedranno o rivedranno in streaming, ribloggo la mia recensione del 2017, in uscita dalle sale.

Il blog di Decima Musa

Ficarra e Picone, è vero, fanno morire dal ridere: ma vi assicuro che questo è il film (per me) più triste e realmente pessimista della stagione. Realmente perché, con ironia ma senza veli e nascondimenti, fotografa “come siamo”. La nostra società, i politici, la politica, i cittadini. 

Pessimista perché non dà speranza di redenzione e ci dice: l’onestà e le regole ci piacciono solo in vetrina. Quando “qualcuno” davvero le applica e ce le applica, apriti cielo. Questa è la storia di un paesetto siciliano, che rappresenta però l’archetipo del Comune italico dominato, da tempo immemorabile, da una politica maneggiona e affarista, se non corrotta e collusa. Avete presente? Lì il sindaco tratta la “cosa pubblica” come “cosa propria”: piazza nei posti giusti gli amici o chi gli assicura ricompense di varia natura; tollera illegalità in cambio di benevolenza e voti; distribuisce favori traendone come corrispettivo potere e denaro, nelle…

View original post 252 altre parole

A mano disarmata

Claudia Gerini accetta la sfida di interpretare un’eroina dei nostri giorni, tuttora vivente (nonostante gli enormi rischi che si è assunta e che tutt’oggi pesano sull’incolumità sua e dei suoi familiari), in un racconto di cronaca vera e vissuta: dimostrando di essere una brava attrice drammatica e di avere una rara versatilità nel passare da ruoli brillanti a parti come questa, dove da ridere c’è davvero pochissimo (guardate qui, gli ultimi film recensiti, che l’hanno vista protagonista).

Parlo subito di lei, plaudendo al suo valore e al pathos che è stata capace di trasmettere agli spettatori, perché ho considerato veramente difficile calarsi con naturalezza nel ruolo di Federica Angeli, la giornalista de La Repubblica divenuta famosa in questi anni per le sue inchieste sulla mafia di Ostia, sul litorale romano. Addirittura, la stessa Federica si è stupita di vedersi rappresentata con tanta naturalezza e fedeltà: ho letto in un’intervista che i suoi stessi figli hanno confessato di avere dimenticato, nel vedere il film, che a interpretare la madre fosse un’altra persona e non lei stessa (una sensazione simile a quella di cui vi ho parlato ne Il Traditore, pochi giorni fa).

Continua a leggere A mano disarmata

Il Traditore

Finalmente il cinema italiano affronta con la forza della verità e insieme della rappresentazione artistica di qualità i temi della nostra storia contemporanea: attraverso la vita di un personaggio per molti aspetti decisivo come Tommaso Buscetta.

Non era certo facile questa impresa, ma Bellocchio non è uno qualunque; come l’attore protagonista, che ha scelto per interpretare il boss di Cosa Nostra, che grazie alle sue rivelazioni ha consentito non solo di ricostruire la struttura piramidale della mafia siciliana ma anche di arrivare a condannare i suoi vertici e a catturare pericolosi latitanti. Favino (Moschettieri del re, l’ultimo film che lo ha visto protagonista recensito qui) è semplicemente straordinario, ed è per me inspiegabile (come ben più autorevolmente scritto da Mereghetti) che il film non abbia ricevuto nessun riconoscimento all’ultimo festival di Cannes, nonostante i minuti consecutivi di applausi e l’unanime apprezzamento della critica.

Continua a leggere Il Traditore

Bangla

Questo film, uscito nelle sale grazie alla sensibilità di Domenico Procacci, è veramente una rarità (ed una bella sorpresa) ed anche se faticherete a trovarlo, perché per ragioni ovvie ha una distribuzione limitata, vi consiglio di cercarlo o di segnarvelo in un taccuino ideale delle “cose da fare” per vederlo, prima o poi. Vi dico questo perché il regista e attore protagonista, Phaim Bhuiyan, è un vero fenomeno.

Un italiano di seconda generazione, originario del Bangladesh, figlio di una casalinga e di un venditore ambulante di biancheria intima, con il sogno (realizzato!) di fare il regista. Quando, incuriosita, ho letto la sua storia ho pensato, forse banalmente, che il talento è forte come l’acqua e trova sempre la strada per uscire. In questo caso non era facile, e per capirlo fino in fondo leggete questa intervista.

«Mi chiamo Phaim, ho 22 anni, anche se mi vedete un po’ negro in realtà sono italiano, tipo un po’ cappuccino. Sono 50% bangla, 50% italiano, 100% Torpigna». Inizia così, fulminante, il racconto della vita di Phaim. Torpigna, per chi non conosce il territorio, è un quartiere simbolo delle periferie romane, Torpignattara: negli ultimi anni destinatario di interventi di riqualificazione (la cosa più bella sono i murales sulle vecchie case scorticate, che danno vita e arte a visioni che prima erano solo squallide), nonché scelto come sfondo di romanzi e fiction.

Continua a leggere Bangla

Dolor Y Gloria

Su una rivista di cinema, con i volti del regista Almodovar e della sua musa Penelope, ho letto “la vita è dolor y gloria”. Ed è proprio questa la grandezza dell’ultima fatica di Pedro, così attesa dai cinefili e che certo non delude ma anzi supera le aspettative: perché si distacca da un certo cliché di situazioni e di personaggi cui eravamo abituati.

Il film è infatti in larga parte autobiografico, fatta salva qualche esperienza estrema del protagonista, che è solo fiction (l’assunzione di eroina, ad esempio; le grotte degli anni da bambino; alcuni dialoghi con la madre anziana). In una bella intervista, l’autore dice che stava da un po’ lavorando su una sceneggiatura, che però non riusciva a concludere con soddisfazione; e di averla abbandonata per questa, nella quale racconta fondamentalmente di se stesso, dei genitori, dell’infanzia, degli amori e delle esperienze del passato.

Continua a leggere Dolor Y Gloria

Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. (Martin Scorsese)