Martin Eden

Luca Marinelli è assoluto protagonista – pluripremiato a Venezia e Toronto – in questo film, ispirato a una storia dei primi del 900 scritta da Jack London e ambientata, nella sua versione originale, a San Francisco, in California. Il regista Pietro Marcello sceglie invece Napoli e la campagna campana (ci sono splendide visioni di pascoli di bufale, una fotografia che ricorda i quadri dei macchiaioli), ma rimane legato al racconto dello scrittore americano, quanto al personaggio principale, Martin Eden.

53480-MARTIN_EDEN_-_Actor_Luca_Marinelli__2_Lui è un uomo di mare, si imbarca per fare lavori umili ed avere una fonte di guadagno, sopravvivere in un’esistenza poco fortunata, umile e senza sbocchi né speranze di un futuro migliore. Siamo ad inizio secolo, e le classi sociali sono nettamente distinte: inconcepibile per un operaio frequentare una ragazza di famiglia ricca e borghese. Ed è quello che accade, per una casualità, al protagonista, cambiando il corso della sua vita.

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Sole cuore amore

Un film nelle sale Mio fratello rincorre i dinosauri mi ha riportato alla mente una pellicola del 2016, nel quale la protagonista è ancora Isabella Ragonese.  Non a caso il libro citato in Sole cuore amore del regista Daniele Vicari è di Sibilla Aleramo. Le sue lettere d’amore. Questa infatti è una storia, durissima e insieme poetica, che racconta delle donne e della loro capacità di dare e darsi. Spesso senza rendersi conto che l’uomo a cui danno e si danno ricambia con stitico egoismo quella generosità senza calcolo.

soleDaniele Vicari non offre giustificazioni ai personaggi maschili, a nessuno, persino a quelli che, in fondo, non fanno nulla di male. Ma che ugualmente consentono alle durezze della vita di schiacciare le ragazze che dichiarano di amare. Trovo che le protagoniste in questo bel film (di cui purtroppo pochi parlano) siano la bravura incredibile di Isabella Ragonese e la musica, la tromba struggente di Rava e la colonna sonora originale di Stefano Di Battista.

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Mio fratello rincorre i dinosauri

Il film è l’opera prima di un giovane regista di Salò (classe 1997) che ha studiato cinema sia in Italia che all’estero, è già stato premiato per alcuni corti, collabora con importanti case produttrici. Insomma, anche se internet ci informa subito che è figlio del sindaco della sua città, non si può dire sia un raccomandato!

mio-fratello-rincorre-i-dinosauriScherzi a parte: il suo esordio è di certo impegnato. Perché decide di portare sul grande schermo il libro omonimo (edito da Einaudi, 2016) in cui Giacomo Mazzariol (questo è anche il cognome della famiglia protagonista del film) racconta la sua vera esperienza con il fratello minore Giovanni, affetto dalla sindrome di down. E Stefano Cipani lo fa in grande, con due attori importanti come Vittorio Gassmann (da poco visto in Onda su onda) e Isabella Ragonese (entrambi, ve lo dico già, recitano benissimo, tempi perfetti, affiatati come richiede il ruolo di una coppia simbiotica e progressista, che affronta le salite con il sorriso ma senza perdere la serietà).

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5 è il numero perfetto

Ci sono diverse ragioni per non perdere questa chicca del cinema italiano (opera prima), appena presentata a Venezia 76 come evento speciale alle giornate degli autori. La prima è che è tratta da una graphic novel del bravo e originale fumettista, Igor Tuveri, classe 1958, in arte Igort, che ne è anche regista.

coverlg_homeQueste operazioni di “trasposizione” non sono semplici e costituiscono una sfida per chi disegna storie: il passaggio al grande schermo può avere effetti indesiderati, oppure animare con la magia degli effetti cinematografici i disegni ed i personaggi di carta (vi dico già che questo esperimento è riuscito almeno quanto quello di Zerocalcare, La profezia dell’armadillo).

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La conseguenza

Durante l’estate, al cinema, a causa della penuria di nuove e buone uscite, si possono “recuperare” i film persi nei mesi precedenti, per fortuna.

Così è stato per me con La conseguenza: la storia è ambientata in una Germania (la città è Amburgo) devastata e umiliata dalla sconfitta bellica, tra il 1945 e il 1946. I militari alleati la occupano e sono incaricati di ricostruire ordine e (almeno una apparente) normalità.

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Così parlò Bellavista

Il 2019 ci ha portato via, poco dopo Andrea Camilleri, un altro “mostro sacro” della cultura contemporanea Made in Italy, Luciano De Crescenzo. Molto tempo fa, da ragazzina, lessi il suo libro cult (opera prima dell’autore) Così parlò Bellavista, edito nel 1977 da Mondadori. A pensarci oggi, credo – all’epoca – di non averci capito molto, anche se lo trovai divertente. Forse ne compresi un livello minimo di significato, e mi sfuggì il senso filosofico degli insegnamenti del professore. Per questo, da “grande”, ho voluto rivedere il film, che ho trovato liberamente scaricabile a questo link su Facebook.

Il racconto ha una trama semplice e la dimensione spaziale di un condominio napoletano, dove un gruppo di personaggi, molto caratterizzati, si riunisce con cadenza quotidiana a discutere di massimi sistemi nello studio di Bellavista (interpretato dallo stesso De Crescenzo, che mette in scena se stesso e le sue idee). I temi di base sono quelli dell’amore e della libertà, trattati come scelte alternative e non sovrapponibili; opzioni che rappresentano un modo di vedere la vita: l’amore, geograficamente, tipico del sud; la libertà, del nord (per semplificare, ma nella semplificazione sta la forza dell’opera, accessibile a tutti e insieme mai insulsa o volgare).

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La linea verticale

Nella settimana in cui Camilleri e De Crescenzo ci hanno lasciato al nostro destino, per fortuna – per chi vuole – con l’eredità delle loro parole e di filosofie di vita alternative all’odio, al livore e all’indifferenza, voglio dedicare qualche riga a Mattia Torre. Anche lui in questi giorni se n’è andato, un altro bravissimo autore, scrittore e sceneggiatore. Era nel pieno della sua vita e della sua attività creativa; non poteva, come Camilleri e De Crescenzo, annoverare tra i suoi ricordi due guerre mondiali, la liberazione, la prima costituzione repubblicana, quasi tutta la storia del 900, oltre a questo ventennio degli anni zero. Era del ‘72. Troppo giovane per morire.

Un peccato non potere più leggere, ascoltare e vedere le sue creazioni letterarie e cinematografiche, vere chicche di riflessione post moderna, occasioni imperdibili per scandagliare dentro noi stessi e il nostro tempo. Se non lo conoscete, per farvi un’idea, guardate questi cinque minuti de “I figli ti invecchiano”, un monologo di Valerio Mastandrea. Si tratta di un pezzo di una sua opera antologica, In mezzo al mare (Mondadori), che potete leggere ed anche ascoltare in uno splendido audiolibro, narrata da Valerio Aprea, Geppi Cucciari e sempre Valerio Mastandrea. Che è pure protagonista del film per la televisione, di cui vi parlo (evidentemente e drammaticamente autobiografico) che la Rai ha trasmesso in otto puntate lo scorso anno. Continua a leggere La linea verticale

Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. (Martin Scorsese)