Il colore nascosto delle cose

La Golino è una donna non vedente, che sembra ormai avere fatto pace con questo senso in meno (anche se nel corso della storia si scopre con quanto dolore e fatica). Emma lavora come osteopata, sostituendo gli occhi con le mani, l’olfatto, una sensibilità estrema. Il titolo è motivato dal fatto che, attraverso questa grande capacità di vedere senza la vista, riesce a cogliere il colore delle cose, quello vero, pensato e voluto da chi le sta davanti. 

Si allena a giocare a baseball, uno sport che sembra impossibile per un cieco, partecipa a delle sessioni al buio totale che servono a fare capire ai vedenti come vivono e si muovono i non vedenti. Qui incontra Teo, un quarantenne bello e amato dalle donne (Adriano Giannini, attratto dalla sua voce roca e sensuale); un pubblicitario, un creativo: vive di immagini, di spot, messaggi veloci. Non si impegna in nessuna relazione, ne ha più d’una in piedi. Quella più “seria”, con Greta, che vorrebbe convincerlo alla convivenza, la puntella di bugie, anche a se stesso. Il suo vero compagno fedele è un robot domestico, di quelli che aspirano la polvere. Massima affettività: due pesci rossi, qualche anno prima.

Emma entra nella sua vita leggera con la lentezza che hanno i ciechi nel camminare, ponderando ogni angolo con il bastone bianco. Penserete che è banale e pietistico raccontare una cosa così: fatta apposta per essere politicamente corretta e dire che tra un vedente e un non vedente è possibile una storia d’amore.

Ma il film va al di là di questo, perché racconta la forza assoluta dell’amore e la sua capacità di piegare le situazioni e cambiare tutto, superare i limiti, fare crescere il desiderio di occuparsi di qualcuno. Anche se c’è sempre chi dice che l’amore non esiste, per fortuna il cinema continua a parlarne e a dirci quanto sia inutile cercare di arginarlo. Se vi capita non tiratevi indietro, perché è capace di superare ogni barriera, anche architettonica.

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