Nove lune e mezza

Da non perdere assolutamente l’esordio di Michela Andreozzi come regista. Nel film 9 lune e mezza, divertente ma pieno di spunti ed argomenti seri, trattati con ironia ed anticonformismo, lei è anche tra i principali interpreti. La sua è la parte della sorella “sfortunata” perché, ormai giunta ad una certa età di mezzo, non riesce in nessun modo ad avere figli. 

Una condizione comune, che spesso (guardiamoci intorno o dentro casa) manda in crisi le coppie, spegne l’amore, annichilisce la passione. Sorella di Claudia Gerini, che al contrario di figli non ha alcuna intenzione di farne. È ben felice della sua vita senza pensieri, da dividere solo in due (con un compagno istruttore di yoga, vegano, astemio: un inappuntabile Giorgio Pasotti). Tra chi li vuole e non riesce ad averne e chi non li vuole e teme come il fuoco le conseguenze fisiche (smagliature e dintorni) della gravidanza, vince il ginecologo (e chi sennò?): un bravissimo Stefano Fresi, che con un semplice “stratagemma”, vietato in Italia (esattamente come l’adozione di minori da parte di una coppia omosessuale: quella fatta da lui e dal suo compagno di vita, ma in Canada), cerca di risolvere in nove mesi l’annoso problema della vigilessa sterile (la Andreozzi, appunto).

Insomma, si parla di cose della vita, semplici ma decisive per essere o non essere felici. Si parla di divieti (dello Stato), ormai inattuali, diciamocelo, da aggirare. Si parla di piccoli tradimenti, capaci di ferire moltissimo: esilarante la scena di Lillo che canta a squarciagola Perdere l’amore mentre è costretto a far le valige ed andare via di casa. Il film però non è sbilanciato: perché tutti i protagonisti, presi dalle curve del quotidiano e da problemi in apparenza irrisolvibili, si muovono in un contesto autenticamente affettuoso e protettivo. Quello di una famiglia (vera) con certe piccole tradizioni antiche da rispettare: gli anziani e vitalissimi genitori napoletani, i pranzi di Natale, le domeniche tutti insieme.

Poi, alla fine, si scopre quanto anche loro abbiano messo ingredienti di anticonformismo nelle loro esistenze apparentemente lineari. Quanto siano in grado di comprendere quel mondo targato 2017 dove sembra che ogni “regola” sia sovvertita. Dai trailer già saprete che la pellicola è “impreziosita” da una battuta che è già un vangelo: “la strada della felicità è lastricata di vaffanculo”. Scusate il francesismo, sdoganato dalla romanità senza fronzoli della Gerini. E forse già saprete che Arisa compare con un cammeo e con la bella canzone d’amore: ho cambiato i miei piani per te. Una bella commedia. Un bel cinema italiano.

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