Talenti sprecati

#ChiM’haVisto  Oggi vi racconto di una commedia un po’ grottesca, tutta ambientata in Puglia, a Ginosa. Come immaginerete leggendo gli attori protagonisti, qui la chicca vera sono Giuseppe Fiorello e Pierfrancesco Favino. Il primo interpreta Martino, un talentuoso chitarrista che però non riesce ad uscire dall’oscurità della terza fila del palco, dietro a musici più presenzialisti e a star del calibro di Jovanotti. Il secondo è Peppino, un perfetto nullafacente di paese, con modi da cow boy e accento tarantino stretto: ogni giorno, nella controra, aspetta la sambuca con la mosca sulla sua Ape Piaggio utilizzata per “giri turistici nelle Murge” a cinque euro.

1504697560412Il tema del racconto, ispirato ad un personaggio reale, amico del regista, è serio ed anche malinconico: chi è bravo spesso non riesce a “sfondare” per ragioni imperscrutabili, anche legate all’essere troppo timido, troppo onesto, troppo leale. “Non c’è cosa peggiore del talento sprecato”, dice Mannarino (ve la ricordate Vivere la vita? Guardatela e riascoltatela qui). D’altronde lo predicò anche Gesù: ché la parabola dei talenti te la ricordi anche avendo rimosso ogni altro insegnamento catechistico, per la sua sempre stupefacente attualità.

Insomma. Martino e Peppino architettano una cosa un po’ infantile: come quando da bambini, dopo una grossa sgridata, ci è venuto in mente di sparire per fare spaventare di brutto mamma e papà, per vedere se e quanto davvero ci volevano bene. Martino d’improvviso sparisce tra le pietre delle Murge e lentamente, nel piccolo paese pugliese e poi dappertutto, media e social, si avvia un circo di ricerca, in cui il chitarrista viene dipinto, dalle stesse star che stentavano a salutarlo, come un grande genio della musica, un imperdibile artista incompreso. Da Jovanotti a J-Ax, da Nek a Linus. E oltre. Tutti ad esaltare le doti uniche di Martino. Torna Martino! dove sei? Non possiamo stare senza di te… il film prende in giro la nota e decennale trasmissione televisiva di Rai tre, di ricerca degli scomparsi, con una divertente Sabrina Impacciatore. Insomma, meglio vivere nascosti e lasciare parlare di sé, in un mondo che sembra privilegiare l’apparenza alla verità, piuttosto che cercare di fare emergere le proprie doti nel patinato ambiente dello spettacolo, della televisione, della musica pop, quella due grandi numeri.

Il finale, che ovviamente non vi dirò, è il perfetto coronamento del ripiegamento un po’ depressivo di questa fuga all’indietro. Bravi i due protagonisti. Un po’ sciocche le figure femminili, marginali e spesso irreali. Si poteva fare di più, ma uscirete divertiti e forse chiedendovi: cosa avrei fatto io al posto di Martino?

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