La regia del vino


#RitornoInBorgogna (“Ce qui nous lie” – Ciò che ci lega, il titolo originale) racconta la storia di tre fratelli – Jean, Juliette e Jérémie – che si riuniscono per gestire l’azienda agricola lasciatagli dal padre. Nel corso di un anno, al ritmo del susseguirsi delle stagioni, i tre giovani adulti riscoprono e reinventano i loro legami familiari, grazie alla passione per il vino che li unisce.

“Nel 2010 ho contattato alcuni viticoltori che conoscevo – racconta il regista Cédric Klapisch in merito all’idea da cui nasce il film – perché non avevo mai partecipato ad una vendemmia ed ero curioso di vedere come svolgessero il loro lavoro. Mi sono detto, senza sapere davvero il perché, che c’era qualcosa di significativo in questo. Nel 2011 sono tornato per osservare il raccolto, ma, a differenza dell’anno precedente, il tempo era grigio, aveva piovuto molto e i grappoli erano molto meno belli. Potevo vedere chiaramente come il processo di vinificazione fosse legato alle sfumature del tempo”.

“Ho sempre associato il vino – ammette il regista – all’idea della trasmissione. Come avviene in famiglia: quello che ereditiamo dai nostri genitori e quello che trasmettiamo ai nostri figli. La scelta della Borgogna mi è sembrata ovvia: qui le aziende sono, in generale, più familiari”.

Sono tanti i temi che affronta il film: dall’idea del tempo, al legame con la famiglia, dalla relazione con la natura che oggi sta assottigliando la distanza fra mondo rurale ed urbano, alla trasmissione di eredità culturale passata dai genitori ai figli. Una concentrazione di concetti complessi, “proprio come il vino, perché d’altronde – ammette il regista – che cosa c’è in un bicchiere di vino? Il terroir, ovvero la combinazione di un clima particolare, del sole, delle piogge, della geologia del terreno. Ogni elemento regala un profumo, un gusto, una densità particolare al vino. Penso sia fondamentale anche l’elemento dell’intervento umano: la scelta del tipo di viticultura, i metodi di coltivazione. Trovo affascinante che a Mersault ci siano centinaia di diversi proprietari e centinaia di metodi differenti di interpretare questo territorio. Quando un viticoltore firma una bottiglia, è come un regista che firma un film”.

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