La pazza gioia

Il tema della follia attrae gli artisti, la letteratura ed il cinema. La nostra mente è misteriosa, ancora più oscura quando (almeno agli occhi dei più) funziona ad intermittenza o smette di farlo. Vi ricordate Follia? Il bellissimo romanzo di Patrick McGrath? Ho pensato anche a questo vedendo il film di Virzí: dai titoli di coda vi rendete conto che nulla è improvvisato, il regista ha consultato psichiatri e psicologi, non ha descritto a caso.

Come in quel libro, dove la pazzia era dettagliata, scandagliata quasi da consentire di capirla. Poi ho pensato a Qualcuno volò sul nido del cuculo. Per le scene all’interno del manicomio. La coabitazione tra simili, ciascuno con la sua mente perduta, nel tentativo di ritrovarla. Oppure di nascondersi al mondo. Ma Villa Biondi non è un manicomio, non è un luogo di reclusione. Invece è un luogo di accoglienza, di cura. Non solo con le medicine, ma con la gentilezza (la stessa di cui vi ho parlato ieri, quella che salva Pericle il nero).

Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti sono davvero straordinarie, la prima addirittura stupefacente nella interpretazione della patologia della propria mente. Sopra le righe, scollata dalla realtà, eccessiva in ogni cosa, come lo era stata innamorandosi di un uomo sbagliato e cattivo. Quello che l’aveva mandata alla deriva. E Donatella (la Ramazzotti) aveva fatto la stessa cosa. La debolezza che le accomunava sin dalla nascita (che a un certo punto loro chiamano tristezza), la cronica tendenza al pianto, aveva ad un certo punto deviato verso la malattia: per entrambe come conseguenza di un amore molesto (se non avete letto l’articolo di Concita De Gregorio su Repubblica, vi consiglio di farlo: il link lo trovate qui).

Naturalmente, penserete anche a Thelma e Louise, quando le due protagoniste fuggono con un’auto d’epoca vestite di tutto punto come dive di altri tempi. Tra le citazioni ed i rimandi, in un contesto versiliese che mi suscita nostalgia, vi immergerete in una storia semplice di vita vera e disperata. Pare che a Cannes il pubblico blasonato del festival abbia imitato le due folli protagoniste sciogliendosi in lacrime, dopo la proiezione del film, seppure fuori concorso.

Quello che fa piangere (anche me ovviamente) è la disperata ricerca dell’amore, del calore umano, dello sguardo e gesto affettuosi. Insomma, mi ripeterò, ma questi doni preziosi, molto più del Valium e del litio, curano la nostra mente e mandano via i fantasmi. Non a caso entrambe le protagoniste avevano mamme anaffettive, lontane, distratte e inutilmente perfezioniste.

La musica fa la sua parte, è la saudade di due poeti genovesi ad accompagnare la malinconia di queste vite interrotte. La messa con l’Ave Maria di De Andrè; e Senza fine di Paoli, che Donatella credeva essere stata scritta dal padre, l’ennesimo anti eroe dell’assenza e dell’indifferenza. La vita è breve cari lettori. Non sprechiamola a non amarci.

1 commento su “La pazza gioia”

  1. LA PAZZA GIOA è UN FILM INCREDIBILE….. DELICATO, PIENO DI TENEREZZA……. VIRZI STA MATURANDO SEMPRE MEGLIO …. COME IL NS VINO TOSCANO….. BRAVOOOOOOOOO

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...