Borg McEnroe

Proiettato oggi a Pescara in anteprima nazionale, Borg-McEnroe è apparentemente centrato su quella che molti appassionati di tennis considerano la più bella partita della storia: la finale di Wimbledon 1980, la prima tra i due fuoriclasse, l’inizio di una grande rivalità sportiva. 

Il film rende un grande omaggio al tennis: tutto è ricostruito con rigore certosino: l’abbigliamento, i tic degli atleti, quel modo del tutto peculiare di Borg di eseguire il rovescio, lo stranissimo servizio di Mc Enroe e quella sua abilità di accarezzare la palla a rete. Il gioco, poi, è molto realistico. Il tennis è entrato spesso nei film: tralasciando l’ultimissimo “La battaglia dei sessi”, ancora nelle sale, mi viene in mente “Match Point” di Woody Allen o “Il Giardino dei Finzi Contini” di De Sica; e ancora: il meraviglioso “Anatra all’arancia” con Tognazzi-Vitti e “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci, quando i soldati fanno irruzione e arrestano l’imperatore PuYi proprio mentre sta giocando a tennis. Mai, però, come in Borg-McEnroe il racconto sportivo è stato così realistico: assisti ad una partita di tennis, le movenze degli attori hanno credibilità.
Ma il cuore del film, ed insieme la cosa che più mi ha colpito, è il tentativo, riuscito, di dare una risposta ad un interrogativo che si trascina dagli anni ‘80: perché Borg, il primo divo del tennis, il campione imbattibile, si è ritirato ad appena 26 anni. Il tennis è tutta una questione di testa, e lui, apparentemente gelido e senza emozioni, era in realtà in continua lotta con demoni interiori, una pentola a pressione. Pronta ad esplodere, di fronte ad una cosa per lui inaccettabile: la sconfitta.

Ho trovato molto interessante quello che il film rivela del rapporto tra Borg e Bergelin, il suo storico mentore. E con la compagna di allora, la tennista Simionescu. Meno approfondita la vita di John, il monello americano: ne sapevo di più prima di entrare in sala. Forse il motivo risiede nella collaborazione che Borg e tutto il suo entourage hanno fornito in sede di sceneggiatura. Da McEnroe poco o nulla.

Una curiosità: è Leo, il figlio di Borg nella vita, ad interpretare gli anni adolescenziali del campione. Un ragazzo, peraltro, promessa della federazione tennis svedese. Ci sarà un nuovo Borg?
Film da non perdere assolutamente se vi piace il tennis. Il pubblico del Film Festival di Roma lo ha però apprezzato a prescindere.

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