La battaglia dei sessi

Stati Uniti, anni 1972-73, presidente Nixon. Nel mondo occidentale di 45 anni fa, le donne, anche nello sport, vivevano una condizione di serie B. Era all’ordine del giorno per loro sentirsi dire “cercate di essere ragionevoli! Gli uomini hanno delle famiglie da mantenere…”. Oppure “gli uomini sono più forti! È solo biologia!”. 

Tutto per giustificare una delle tante iniquità a danno del cosiddetto sesso debole: paghe più basse, compensi un terzo di quelli riservati ai colleghi dell’altra metà del cielo. Questo lo scenario del bel film, per appassionati di tennis ma non solo, che racconta un evento storico memorabile per quello sport ed una vera svolta per le donne. Una partita-esibizione di tennis, simbolica, dove gli sfidanti sono un uomo e una donna.

Lei è la campionessa Billie Jean King, lui l’ex campione ormai ultracinquantenne Bobby Riggs. Lei, interpretata da Emma Stones, incredibilmente molto somigliante (in bello!) alla vera tennista, è impegnata “contro” la federazione americana del gioco del tennis (tutta di maschi tradizionali) per dare al suo genere di appartenenza uguale dignità rispetto agli uomini. Tanto da arrivare ad uscire da quella federazione e crearne una, agguerritissima, di sole donne. Lui, perduto nel vizio delle scommesse (esilarante la scena all’”anonima scommettitori” che frequenta con il chiaro intento di continuare a farlo), con le spalle coperte grazie a un matrimonio rassicurante, si crogiola in un maschilismo quasi buffo: dice della sfida con Billie Jean che “sarà uno scontro tra un tennista e una femminista”, tanto per sminuire la sua avversaria ed il contenuto davvero sportivo della gara.

 Insomma, il film racconta come andarono le cose e lo fa con vivacità e realismo, ben caratterizzando i personaggi, andando a fondo delle loro vite. Tanto che è sminuente dire che il tema sia una sfida a tennis. Il tema è ben più ampio e delicato, non solo la battaglia tra uomini e donne, ma anche la battaglia per la libertà delle proprie scelte. Sessuali, di vita.

Una delle frasi cruciali la dice il sarto delle tenniste a Billie Jean: “un giorno saremo liberi di essere chi siamo davvero e di amare chi vogliamo”. Già, perché la protagonista affronta più sfide insieme ed una di queste è con se stessa, riuscire a vincere il conformismo e avere il coraggio di mostrarsi al mondo nella propria vera identità.

Ho trovato particolarmente intenso il modo di descrivere l’amore, ricambiato, per la parrucchiera ed eccezionale la capacità di comprensione del legittimo consorte della protagonista: un uomo del tutto diverso, capace di sensibilità e acume e sorretto da un affetto incondizionato per Billie Jean.

A dirvela tutta, mentre guardavo il film, pensavo che le cose non sono così cambiate, oggi. Sempre nel nostro mondo occidentale, tralasciando i luoghi dove per le donne avere la patente o studiare rimane un miraggio. Già: perché il problema delle retribuzioni diverse tra uomini e donne esiste ancora. Ed ancora le donne sono giudicate per come si vestono e per come si fanno la ceretta (o non se la fanno). Ed ancora oggi una donna, come dice la grande tennista nel film, per avere voce in capitolo deve essere la migliore. Non mi risulta che sia la stessa cosa per gli uomini. Chissà che tra un altro mezzo secolo le cose possano essere diverse, veramente.

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