L’ora legale

Ficarra e Picone, è vero, fanno morire dal ridere: ma vi assicuro che questo è il film (per me) più triste e realmente pessimista della stagione. Realmente perché, con ironia ma senza veli e nascondimenti, fotografa “come siamo”. La nostra società, i politici, la politica, i cittadini. 

Pessimista perché non dà speranza di redenzione e ci dice: l’onestà e le regole ci piacciono solo in vetrina. Quando “qualcuno” davvero le applica e ce le applica, apriti cielo. Questa è la storia di un paesetto siciliano, che rappresenta però l’archetipo del Comune italico dominato, da tempo immemorabile, da una politica maneggiona e affarista, se non corrotta e collusa. Avete presente? Lì il sindaco tratta la “cosa pubblica” come “cosa propria”: piazza nei posti giusti gli amici o chi gli assicura ricompense di varia natura; tollera illegalità in cambio di benevolenza e voti; distribuisce favori traendone come corrispettivo potere e denaro, nelle diverse forme in cui il denaro (per questo tipo di esemplare umano) può manifestarsi.

Ad un certo punto si crea, in città, un sentimento di ribellione al rassicurante “sistema” che pareva impossibile da sradicare: in occasione delle elezioni amministrative, a fronteggiare il “vecchio” sindaco, si fa avanti un aspirante primo cittadino che fa del rispetto delle leggi dei regolamenti dell’ambiente della natura il clou del proprio programma politico. La “gente” plaude, applaude, sostiene e, finalmente, vota.

Il film osserva con l’occhio di un etologo un po’ divertito ma in fondo malinconico ciò che accade in paese con l’instaurazione del new deal: raccolta differenziata rigidamente imposta, stop agli abusivi, via le automobili dal centro, puntualità nella richiesta di pagamento di multe e tasse. “Come noi usiamo minchia, lui usa “regolare”: questa è la frase che meglio descrive il professore divenuto sindaco, sull’onda dell’entusiasmo per una idea di onestà da tutti agognata.

La storia fa riflettere e deve ingenerare un po’ di autocoscienza e di sincera autoanalisi: al di là delle dichiarazioni sulla carta, o dei post sui social, o dei discorsi scandalizzati su quanto è sporca la politica, siamo, tutti noi, maturi, invece, per amministratori e rappresentanti davvero puliti, capaci ma inflessibili sul rispetto di tutte le regole? Il finale del film (tanto non è un giallo…) ci dice NO a lettere cubitali. Vorrei tanto sapere cosa ne pensate, anche se lo avete già visto, come è molto probabile. Aspetto i vostri commenti che, considerando l’aria che tira, sarebbero di una sconcertante attualità!

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