Beata ignoranza

Care ragazze, non fate che cercate di vedere questo film solo per vedere Gassmann. Le motivazioni devono essere più articolate e meno adolescenziali, quindi, a seguire, vi dico qualcosa su questa originale commedia italiana in cui, a fianco del blasonato Alessandro, trovate il bravissimo Giallini.

Entrambi reduci da fiction televisive di successo dove interpretavano ruoli simili da sbirri alternativi. Qui sono due prof, Giallini di letteratura italiana, Gassmann di matematica, che adottano metodi di insegnamento e stili di vita antitetici: il primo convintamente analogico, asocial, lontano dalla tecnologia e dalla connessione h24; il secondo costantemente a controllare il proprio indice di gradimento presso i migliaia di followers, con uno smartphone come prolungamento del braccio.

Gli spettatori, immediatamente, si schierano per l’uno o l’altro, a seconda che preferiscano il vinile o lo streaming (sebbene le seguaci di Gassmann fossero in sala l’assoluta maggioranza). Succede però che, a seguito di un litigio tra loro, filmato da uno studente e divenuto virale sul web, i due prof diventano “famosi” e potenziali oggetto di studio, approfondimento e “sperimentazione” sul tema del se faccia bene o male alla vita degli individui il continuo rapporto con l’etere, che spesso va a scapito di quello con il nostro prossimo.

Nello snodarsi della storia, si scopre che i protagonisti hanno in comune molto più di quanto si possa pensare ed incredibilmente hanno in comune ciò che c’è di più prezioso, una figlia. Ed hanno avuto in comune l’unico vero amore. Entrambi, per i rispettivi estremismi, non sono stati capaci di crescere e maturare affettivamente, non hanno (più) quel vero amore perduto, ne cercano un altro in modo goffo o spavaldo; non hanno nemmeno focalizzato cosa significhi davvero essere un genitore. Di fronte alle situazioni troppo impegnative, all’eccessivo coinvolgimento, entrambi sono scappati e scappano. Direte: uomini normali.

Ma non è proprio così: il film è assolutamente anticonformista e piacevolmente scanzonato, per nulla ipocrita. Vero e anche molto divertente. Bella la versione della nota canzone Isn’t she lovely di Stevie Wonder, cantata da Carolina Crescentini alla figlia per i suoi 18 anni. Un regalo-testamento che in qualche modo saprà sbloccare la situazione. Bastava aprire il cuore e molto meglio le orecchie. Vedete questo film: c’è anche Roma, ed anche a vederla migliaia di volte, è sempre un bellissimo sfondo.

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