Finché c’è Prosecco

Questo film è veramente una chicca e vi consiglio di non perderlo, anche a costo di fare cineturismo, dato che non sono molte, purtroppo, le sale che lo proiettano. Io l’ho scelto, confesso, perché adoro Battiston ed è uno di quegli attori che vado a vedere a scatola chiusa.

Anche stavolta non mi ha deluso, aiutato da un soggetto originale (un giallo tutto italiano, ambientato nelle belle terre del Prosecco: Conegliano, Valdobbiadene), ben costruito, impegnato, ispirato ad un romanzo (pure consigliabile), con lo stesso titolo, di Fulvio Ervas.

Da sapere oltre a questo (dato che sulla trama, trattandosi di un genere giallo, posso svelarvi ben poco): è l’opera prima del regista Antonio Padovan; tra gli interpreti, la giovane Silvia D’Amico (in The Place, la ragazza disposta a diventare una rapinatrice per diventare più bella); parla di un dono prezioso della nostra terra, cioè le uve con cui si fa il Prosecco; parla soprattutto della terra e della necessità di rispettarla. Infatti, la frase del film, per me, è questa: “quando un giorno questa terra sarà tua ricordati che anche tu sarai suo”.

Dunque: un film autenticamente ed intrinsecamente ambientalista, senza fronzoli però, senza ideologismi. Ve ne accorgerete alla fine e vi domanderete, come me, perché pochissimi ne abbiano parlato esaltando questo aspetto del racconto, che lo caratterizza fortemente, rendendo Finché c’è Prosecco una pellicola di sostanza e di riflessione. C’è anche, in modo delicato, il disegno di una storia d’amore pronta a nascere, basata su affinità elettive, assecondate dalla dolcezza del paesaggio.

Davvero forte il personaggio del “matto del paese” che parla coi morti, proteggendoli dai vivi. Simpaticissimi gli operai kosovari che stracciano Battiston a calcio balilla (la scena è esilarante). Insomma: in circolazione ci sono film nordeuropei da super intellettuali che vincono a Cannes. Boicottateli e cercate Finché c’è Prosecco, ma prima bevetene un calice. Di quello buono, però.

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