Libere Disobbedienti Innamorate

Vi raccomando di vederlo, cercate di farlo, perché non è un film qualunque. Soprattutto voi ragazze, ma anche per gli uomini sarà un’ora e mezza più utile di un talk televisivo con esperti che parlano del medio oriente, della condizione femminile, delle religioni che si devono integrare, Israele, Palestina, musulmani e via così.

Il titolo in inglese vi dice moltissimo: In between. Nel mezzo. Le protagoniste, Salma Noor e Leila, vivono in un territorio di incroci, Tel Aviv. Sono arabe, palestinesi. Abitano insieme in un appartamento nel centro di una metropoli fortemente occidentalizzata. Una, Salma, proviene da una famiglia tradizionale di religione cristiana. L’altra, Noor, proviene da una famiglia tradizionale di religione islamica. Leila no, è senza fili, le sue origini non si vedono, si sa solo che era di Nazareth (come Gesù): si sa di lei che è una avvocatessa, libera ed evoluta, senza limiti; li detesta e li scansa.

Salma e Leila hanno già scelto una vita senza condizionamenti, anche a costo di tagliare i vincoli parentali. Le imposizioni dei genitori sono insopportabili e poco conta se provengano da ortodossie cristiane o musulmane. Il bigottismo fa male comunque, annienta comunque le aspirazioni e le ambizioni; ferma le esistenze ad un medioevo immutabile. “Ti muro in casa se non fai quello che dico”. Schiaffi, imposizioni, matrimoni combinati. Il tema del film è la forza di dire no a tutto questo, scegliendo se stesse, la propria dignità di persona, il lavoro che si vuole fare, la sessualità che si vuole vivere. Anche all’estremo, se è necessario per ritrovarsi.

C’è una scena molto intensa, dove in qualche modo, grazie alla musica, sentirete nascere quel “no”, in particolare in Noor, l’unica delle tre che porta il velo sul capo, nonostante studi informatica all’università: lei DEVE accettare un futuro marito retrogrado e violento (tra un grazie ad Allah e Allah è grande); ad un certo punto però, sola nell’appartamento, alza il volume di Yas di Azza e si mette a ballare, poi anche con Leila.

Tra un bagno fuori stagione nel Mediterraneo (spogliandosi di tutti gli ammennicoli superflui) e l’idea di una fuga a Berlino (l’Europa delle libertà), si snoda una storia che merita di essere raccontata a chi crede che ogni fanatismo religioso o culturale debba ormai essere superato e che questa sia la strada per fare pace, anche con noi stessi (soprattutto gli uomini…). Si tratta di un’opera prima, della giovane regista palestinese Mayasaloun Hamoud, solo trentacinquenne: per questo film ha ricevuto minacce di morte da parte di alcuni integralisti islamici. Ma vi assicuro: gli integralisti cristiani non sono stati trattati meglio dalla regista!

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