Io che amo solo te

Ci sono tante verità (e contrordini) in questa commedia bella tratta dal romanzo di Luca Bianchini. Una è che, appunto, sarebbe sempre meglio dire e dirsi la verità. Che poi i rapporti fondati sul falso ed anche sulle bugiette sono destinati ad assottigliarsi e a perdere sostanza. Ma mica è semplice.

La vita e’ a ostacoli, e’ articolata, a volte le cose decisive succedono troppo presto o troppo tardi. Quindi subito un contrordine. La verità, proprio tutta, all’occorrenza è meglio non dirla e vivere fino in fondo quello che ti viene offerto. Poi, altra cosa: l’amore vero esiste, si esiste. E resiste a tutto, perfino alla vigliaccheria di chi non trova il coraggio di seguirlo a dispetto dei dictat familiari. E non è mai troppo tardi per farlo uscire allo scoperto, in fondo c’è chi alle scelte ci arriva con il diesel.

Ci si può amare ad ogni età, la stagione dell’amore viene e va, i desideri non invecchiano quasi mai con l’età (ancora un poeta ad ispirarmi).

In realtà la verità più grande e senza contrordine è che non ci sono regole. Che l’amore ha poco a che fare con la testa, che come dice a un certo punto Michele Placido al figlio la vita va vissuta senza paura. Solo chi mette da parte le sue paure alla fine la vive davvero.

Bellissima la scena del ballo con “Io che amo solo te” cantata da Alessandra Amoroso tra i due che si amano più di tutti. Bellissima Polignano, che fa da sfondo mirabile a tutti gli intrecci e le battute e divertente la parlata pugliese. A me è piaciuto. Lo avrete capito.

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