Smetto quando voglio ad honorem

Questa è la terza ed ultima puntata di una saga cinematografica che vede come protagonisti una “banda” di geni che come spesso accade, anziché essere riconosciuti come tali ed acclamati dalla “società”, sono del tutto incompresi e di quella società vivono ai margini.

Il film può essere visto e la trama seguita facilmente anche senza avere alle spalle gli altri due; ma certo, se vi capita, completate la vostra conoscenza dell’opera di Sidney Sibilia con una retrospettiva (il secondo secondo me è il più divertente, ma la trilogia, nel suo complesso, ha davvero un senso profondo di critica al nostro sistema di istruzione superiore ed alle difficoltà che hanno quelli davvero bravi a trovare una collocazione degna del loro cervello).

L’originalità del regista è unica: affronta in modo del tutto inusuale per il nostro cinema temi trattati solitamente da pagine di approfondimento dei quotidiani, che preferiamo non affrontare perché sanciscono il fallimento di una generazione e di quelle precedenti (soprattutto: le vere responsabili). Questa volta i protagonisti (quarantenni talentuosi e scollati dalla realtà) partono svantaggiati, perché a causa del “tradimento” subito ad opera della Polizia di Stato con cui pensavano (illudendosi) di collaborate lealmente, nella precedente parte di storia, si trovano rinchiusi in carcere, per di più in luoghi diversi, senza possibilità di comunicare e quindi di riorganizzarsi o di darsi coraggio.

“Fuori” la vita continua a scorrere, a sottolineare la sconfitta e l’ingiustizia subita con quella condanna. Come spesso accade, i veri cattivi stanno fuori: ed è bella la rappresentazione del mondo dietro le sbarre, bella ed umana. Bravissimo Neri Marcorè ad interpretare il detenuto in isolamento: il viso deturpato da un’ustione (quasi irriconoscibile, anche nella voce), la propria identità perduta da una delusione troppo profonda per essere superata come una qualsiasi curva della vita. Già, perché questo è il nocciolo della storia, in cui rimangono incagliati i ragazzi della banda: vedere i propri sogni, le proprie ambizioni dei tempi dell’università, brutalmente deluse ed annichilite dalla dura realtà, quella che fa andare avanti il raccomandato incompetente o l’astuto ambizioso.

Guardando il film siamo tutti dalla parte di Edoardo Leo, che non si arrende di fronte all’ingiustizia e crede ancora di potercela fare, di potere far capire chi davvero sta dalla parte del bene, di riconquistare anche solo per un momento l’amore perduto, nella spirale di insuccesso che quella ingiustizia si è portata dietro. La cosa bella da dire è che tutti questi attori danno grande prova di sé. Sono in stato di grazia, perché non solo sono bravi presi singolarmente ma interpretano in modo perfetto la coralità che il film vuole trasmettere. Sono veramente una banda, che agisce per riportare le cose a posto, per impedire azioni di vendetta. Si vince con il cervello, non facendosi sopraffare dalle avversità. Si vince con calma, magari ci vuole un po’ di tempo, ma poi si ritrova il bandolo della matassa e i pezzi si ricompongono, anche quando sembrava impossibile.

Il regista è durissimo con il mondo accademico, con i baroni dell’Università, vecchi “dentro”, indifferenti, interessati ai propri egoismi, collusi con un potere politico altrettanto indifferente al merito. La scena più grottesca infatti è quella dell’evento per l’assegnazione delle lauree ad honorem (da cui il titolo). C’è il Rettore e c’è il Ministro. Simboli di una classe burocratica e ministeriale che sta uccidendo la ricerca scientifica. È un film di denuncia, al di là delle battute e delle gag divertenti. E la denuncia è sottolineata da una colonna sonora potente e martellante, come nelle precedenti “puntate”. Vi consiglio “The scientist” dei Cold Play: ascoltatela qui, “nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile”, dice la canzone. Infatti non lo è mai, soprattutto per chi è più bravo. Assurdo, no?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...