Il Premio

Ma davvero pensate che si possa mancare un film di Alessandro Gassmann con Gigi Proietti e Rocco Papaleo? Ecco. Per me è assolutamente vietato. Pensate a una telecamera puntata per 100 minuti su attori del genere, sapendo che nel nocciolo di questa storia c’è anche il grande Vittorio.

Già perché Alessandro, con l’aiuto di un vero amico di suo padre (Gigi), in una sovrapposizione possibile solo grazie al carattere ed allo spessore di questi attori, racconta certamente di sé, di Vittorio, della vita di un genio al quale tutto era consentito. Il film ha la narrazione non comune nel cinema italiano di un road movie: racconta di un viaggio in automobile dal centro Italia alla Svezia, per ritirare IL premio. Cioè il Nobel per la letteratura destinato a Giovanni Passamonte (Proietti) per la brillante carriera di scrittore.

Lo accompagnano i due figli (di donne diverse: e non sono gli unici, come gradualmente si scopre) Oreste e Lucrezia (Gassmann e Foglietta), lui uno sportivo non proprio realizzato, lei una blogger ancora meno sicura delle proprie capacità e reali aspirazioni. Il nume tutelare del gruppo “familiare” è il maggiordomo factotum, amico e angelo custode, interpretato in modo perfetto da Rocco Papaleo. Si ride molto, sin dall’inizio. Il regista ci spiega con ironia che cosa vuol dire avere un padre che è un peso massimo in tutti i sensi: un uomo con doti artistiche enormi, amato dalle donne (senza distinzioni di età), con un passato anticonformista e libertario e non pago della vita fino a quel momento vissuta. Ché è arduo rassegnarsi alla vecchiaia o sentirsi appagati da un premio alla carriera… tanto più quando ci si accorge di essere ancora capaci della prima linea e di essere sempre indispensabili ai propri figli (incapaci di crescere da soli, pur avendone abbondantemente l’età).

Proietti dà grande prova di sé: è misurato ma incisivo, egocentrico ma inclusivo rispetto agli altri protagonisti. Anche i più giovani, come la brava (persino a cantare: sentitela qui http://youtu.be/6q4bGe18dd4 ) Matilda De Angelis: la ricordate in Veloce come il vento? Un vero guru, con tutti quei capelli bianchi, a fumare oppio, rifiutare l’aeroplano, pensare di morire e poi cambiare idea, amare tutti i suoi figli, a prescindere dalle madri (diverse e tutte altrettanto amate).

Gassmann racconta Gassmann e cosa significhi avere un genitore così, e come si “metabolizzi” con la maturità un rapporto del genere. Il significato è raccontato nelle frasi finali del film, dette appassionatamente da Proietti nel ritirare il premio. Nessuno basta a se stesso: ed il “nostro” (l’esistenza di ciascuno di noi) non può che essere un gioco di squadra. Un concetto aperto ed eretico di famiglia, che mi è piaciuto moltissimo e che richiede un elevato grado di consapevolezza per farsi comprendere. La frase del film? “Per me la fedeltà è importante” dice Oreste al padre; “ma una sana scopata è quasi sempre meglio”, gli replica il genitore, facendo crollare ogni certezza in lui. Ma forse era tutto calcolato. Ve lo consiglio, non perdetelo.

3 pensieri riguardo “Il Premio”

  1. Grande film, grande cast, splendida storia (parecchio autobiografica), due ore piacevolissime….. che dire ?? Dovrebbe vincere diversi Donatello no ??? Io dico di siiiiiiiiiiii!

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