Amori che non sanno stare al mondo

Il film è tratto dall’omonimo romanzo della regista ed è soprattutto dedicato alle donne, quelle over 40 (guardate con attenzione la scena all’università, dove si spiega come si moltiplicano, in questa fascia di età, gli anni “reali”, a confronto con gli uomini!). È il loro punto di vista a guidare lo spettatore nel racconto degli amori del titolo: inadeguati alle aspettative, che tradiscono il desiderio di maternità, troppo tiepidi, distaccati, razionali, rispetto alle aspirazioni totalizzanti della protagonista, in particolare.

coverlg_homeÈ interpretata da Lucia Mascino ed io l’ho trovata molto brava in questo ruolo, eccessivo, a volte quasi persecutorio, nei confronti del destinatario dell’innamoramento. Lui (Thomas Trabacchi) è un collega di lavoro, un fascinoso e compassato professore universitario. Sono entrambi dei letterati, persone colte ed evolute. Ma hanno difficoltà a “stare al mondo”. A trovare l’equilibrio nei rapporti, a focalizzare nelle relazioni ciò che si vuole, a sentirsi veramente felici. L’autrice fotografa degli stereotipi, è vero. Ma è innegabile che siano diffusissimi.

Le donne che, quasi istericamente, pretenderebbero di diventare madri, di mettere su famiglia, sentendosi all’ultima possibilità di farlo (una delle peggiori motivazioni possibili). Che si svegliano di notte per discutere e recriminare. Gli uomini che sfuggono ai chiarimenti, agli aut aut, alle dichiarazioni assolute e di principio. Che piuttosto che prendere (questo pacchetto onerosissimo di responsabilità) lasciano: e si rifugiano in compagne giovanissime, allieve, adoranti, rilassanti, poco impegnative.

Direte: una visione maschilista. Forse è vero, ma è anche vero che sia innegabile il realismo un po’ crudele del racconto. Perché la verità, secondo me, è che il nostro mondo lo è ancora molto maschilista, ed in fondo lo sono spesso anche le donne. Basterebbe uscire da quei binari, ribellarsi nei fatti (e non a parole) a quei modelli, spiazzare gli uomini, anziché inseguirli. Lasciarli, quando le cose non vanno, anziché farsi lasciare e svenire (come succede nel film) quando si scopre che “lui” ha un’altra.

Ecco, a me il film ha insinuato questi pensieri, questi sentimenti, anche un po’ di rabbia. Nel complesso, di insoddisfazione per il punto in cui siamo (o siamo rimaste). Quando potremmo (o dovremmo) essere molto più avanti. Sveglia, ragazze!

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