Poveri ma ricchissimi

Non sono riuscita a sfuggire ad almeno uno dei cinepanettoni, nonostante lo slalom che ho fatto negli ultimi giorni.

Ad un certo punto si esauriscono i titoli “normali” e dovunque ti giri trovi commedie natalizie “da ridere”, tutte rigorosamente stroncate non solo dalla critica ma anche più semplicemente dai siti cinematografici che addirittura te le sconsigliano.

Tra queste ho scelto quella di Fausto Brizzi (che ho scoperto essere un sequel dall’esordio, dove una voce narrante dà spiegazioni sulle condizioni attuali e del passato recente della pecoreccia famiglia Tucci). E questo perché (so di non essere popolare nel dirlo) non ho apprezzato (pur essendo donna) il linciaggio mediatico cui negli ultimi tempi il regista è stato sottoposto (e non solo lui, ma personaggi ben più noti e blasonati), peggio di un tribunale dell’inquisizione. Le condanne senza processo in uno stato di diritto non dovrebbero esistere, nemmeno nel patinato mondo del cinema e dello spettacolo, dove alle aule del tribunale (pare) si sostituiscono (senza nessun problema o riflessione) i palcoscenici. Penso, in sintesi e per mia inveterata cultura personale, che prima di rovinare vita e reputazione di una persona, occorrerebbero, non dico tre gradi di giudizio, ma almeno idonei approfondimenti.

Insomma. Brizzi. Avevo anche sentito che avrebbero tolto il suo nome dalle locandine del film (questo nei momenti “acuti”, in cui ogni giorno usciva una denuncia nuova di molestie: poi tutto si è taciuto, come spesso accade. E nessuno che si sia chiesto: ma come è andata a finire?). Poi non è successo, tutto si è placato (con la stessa incomprensibilità con cui quel tutto era nato), Brizzi compare sulle locandine, il cinema era pieno di gente (forse si trattava di persone incuriosite sulla sorte dei Tucci, i Poveri ma ricchi della “prima puntata”).

La trama ometto di raccontarvela, perché ovviamente non è su quella che si basa il film. Piuttosto sulle battute, rigorosamente in romanesco, di De Sica, Brignano e Ocone. Sulla loro interpretazione, tenendo conto del genere, non si può che dire bene. De Sica è incredibilmente identico ad un Trump de noantri, Brignano una ottima spalla, la Ocone, per me, la migliore in campo. Anche il personaggio della battuta del film, adeguata al tenore generale delle conversazioni dei protagonisti: “è che se esagero con l’alcol mi viene un problemino alle gambe… e niente: mi si aprono”. I Tucci, per darvi qualche indizio, hanno vinto centinaia di milioni di euro alla lotteria: da poveracci che erano si trovano a disporre di infinite ricchezze.

Dietro le battute costantemente sopra le righe ci sono anche i temi del populismo in politica, dei leader (ignorantissimi) e improvvisati, del tormentone lira/euro, della volatilità del consenso. A volere stare un po’ attenti quindi trovate anche qualche spunto di riflessione non completamente demenziale. La pellicola è girata in un posto bellissimo, che forse pochi conoscono, soprattutto dall’interno: il castello di Bracciano, a nord di Roma. Nella finzione Torresecca, il principato divenuto autonomo per referendum popolare. Dove non si pagano le tasse e si possono menare gli ausiliari del traffico. Insomma, il sogno di ogni italiano, non solo del medio, forse. Buone feste a tutti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...