Rosso Istanbul

L’undicesimo film di Ozpetek non supera il “ni” del giudizio di MyMovies e non arriva a 4 stelle su Coming Soon. Non vorrei apparirvi “tifosa”, ma proprio non lo capisco. Ci ho anche riflettuto, perché quando si esce dal cinema è necessario lasciare passare un po’ di tempo prima di formulare giudizi, positivi o negativi che siano. Ebbene, si tratta di un lavoro forse meno semplice da comprendere di quelli precedenti, molto più immediati soprattutto nel finale. Ma il valore è indiscutibile, per diverse ragioni sia estetiche che di contenuti.

395773Partiamo dalla protagonista principale che è la città: non è uno sfondo, ma il perno del racconto. Le visioni di Istanbul hanno la regia di un innamorato lontano: Ferzan abita al quartiere ostiense, a Roma, vicino al gazometro. Ma il suo cuore (il rosso del titolo), la parte più profonda di sè, sono rimasti lì, in questa enorme e contraddittoria città che si presta ad essere una “prima donna” per artisti e scrittori.

Divisa tra oriente e occidente, “città assurda, città strana”, come dice Francesco Guccini in Bisanzio (riascoltatela, cliccando qui: vedendo il film mi è subito venuta in mente). I grattaceli si conficcano quasi estranei nello scenario meraviglioso del Bosforo, davanti al quale c’e la casa, ancora rossa, di Deniz e della sua famiglia. Un luogo incredibile, fuso con la città. Di questa si sentono i rumori, come fossero la sua voce: motori, preghiere, ruspe, urla, musiche tradizionali e non.

Talmente ben descritta e fotografata è Istanbul che a tratti se ne potrebbe sentire l’odore: ho avuto questa impressione nelle scene ambientate davanti al mare, sulle sdraio davanti alla casa rossa. Quel mare “diviso” e confine, importante nel film ed anche misterioso: restituisce corpi di persone sparite, attrae per immergersi come un utero materno ma è anche una sfida, riuscire a nuotare tra la corrente e le imbarcazioni da una sponda all’altra. Tutto simbolico e secondo me in gran parte autobiografico, come d’altronde l’evento-fulcro della storia: una sparizione.

Avete presente quando da bambini, in momenti di crisi e di infantile disperazione, pensavamo di scomparire immaginando l’effetto che potesse fare sulle persone care? Ecco, la trama del film mi ha fatto pensare a questo. A un certo punto Deniz, di notte, proprio all’inizio del racconto, appena dopo l’arrivo dell’editor Orhan (giunto da Londra per aiutarlo a terminare un libro), si sottrae a tutti. Si volatilizza. Lasciando la madre, il fratello, le persone di famiglia e gli amici in una situazione di “sospensione”. Non c’è mai panico però. Questa improvvisa sparizione è come se facesse uscire l’autenticità di ciascuno di quei personaggi, anche dell’ultimo arrivato. Come se Deniz avesse pensato di essere di troppo e di dovere lasciare quello spazio, per consentire che alcune cose avvenissero. E qualcosa di molto importante effettivamente avviene.

Naturalmente c’è l’amore, come in tutti i film di Ozpetek: l’amore scoperto, come quando si apre una finestra ed entra all’improvviso l’aria, facendoci fare un respiro forte. È vero, succede nel momento sbagliato, quando tutte le pedine sono a posto e devono rimanere lì. Ma succede: e questo basta. I protagonisti hanno il coraggio di dirselo: ci sono due scene bellissime, in cui il fluire delle parole quasi “staccato” dal contesto, come se tutto il resto non importasse, descrive bene, intensamente, la scoperta dell’amore e la sua dichiarazione. A tratti disperata, perché è appunto senza speranza (le pedine rimarranno al loro posto): ma è sufficiente per dare uno strattone ad una vita sì serena, ma senza emozioni. Insomma, la sparizione iniziale di Deniz ha un effetto domino su tutti i personaggi del film, ciascuno “esce fuori” nel bene e nel male per chi è, per come è. Il finale (che forse può deludere perché non spiega nulla) fa parte della vita. Nella vita le cose succedono fatalmente, possiamo risalire ad un evento capace di creare quell’effetto-domino, ma scordiamoci di trovare spiegazioni.

Nella mia valutazione un film da 4 ciak.

1 commento su “Rosso Istanbul”

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