Mamma o papà

Impossibile mancare un film con Albanese e Cortellesi. Almeno per me. Lei è anche coautrice della sceneggiatura, ispirata ad un omonimo film francese. Una prova controcorrente rispetto all’ertica della famiglia a tutti i costi, delle separazioni con figli contesi, dei matrimoni stramorti sempre in piedi sulle fondamenta della noia e della sopportazione reciproca.

I due protagonisti, sposati da 15 anni, decidono di sciogliere il vincolo che li lega, prendendo atto (civilmente) che l’amore e la passione sono irreversibilmente finiti. Dormono nel “lettone” come fratello e sorella, divisi da due cuscini a sancire l’assenza di ogni possibile contatto fisico notturno. Hanno tre (odiosi) figli ed il bello inizia qui: nessuno dei due ne vorrebbe l’affidamento, ciò che impedirebbe ad entrambi di realizzare i propri sogni professionali all’estero. Occasioni attese da una vita e sempre messe da parte per tutelare l’integrità della famiglia.

Lo scollamento dei sentimenti però trascina tutto, anche le remore del “comportarsi bene”, del dimostrarsi migliori dell’altro. La gara, anzi, è al contrario. Sembrerebbe una esaltazione dell’egosimo sui doveri, della superficialità sul senso di responsabilità. Ma non è così, secondo me: il film, in modo divertente e con l’aiuto di due grandi attori, racconta una storia provocatoria con toni leggeri, per mettere al centro dell’attenzione la persona che ciascuno di noi è, anche all’interno del contesto familiare. La persona che spesso tende ad annullarsi in questo contesto, salvo nei casi (rari?) in cui davvero c’è realizzazione e fusione e amore vivo. Ed anche il rapporto con i figli viene messo in discussione: chè essere madri e padri non può e non deve azzerare ogni aspettativa, ogni sogno nel cassetto. Se succede si diventa madri e padri peggiori.

Naturalmente si sente lo zampino della Cortellesi e la sottolineatura che queste rinunce a se stesse toccano di solito soprattutto alle donne. Non alla protagonista però, che è una ingegnere in carriera e non ne vuole sapere di ridursi a intrattenere i bambini alle feste di compleanno ed a preparare liste della spesa.

A prescindere dal finale deludente che ovviamente non vi dico anche se non è un giallo, ho pensato che l’unica ricetta per tenere insieme tutti questi ruoli armoniosamente è, molto banalmente, essere innamorati. Senza il collante meglio lasciar perdere e non fingere di essere la famiglia del Mulino Bianco. Più o meno lo ha detto anche il Papa, anche se non può esagerare, sennò chi li sente i super ortodossi del sacro?

3 ciak.

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