Coco

Attenzione, cinefili, a non farvi sfuggire questo autentico capolavoro della Disney Pixar, un film di animazione dedicato agli adulti (o a bambini molto evoluti) che affronta temi su cui tutte le religioni mono e politeiste si sono impegnate per trovare soluzioni.

Coco è il nome della vecchissima trisavola della famiglia peruviana protagonista della storia: i Rivera producono scarpe da generazioni, sono unitissimi, un vero clan, conosciuti in paese per la loro indiscussa capacità di creare calzature. Tutti, senza che sia tollerata alcuna eccezione, devono essere instradati a quell’arte; e tutti, sempre senza tolleranza alcuna, devono astenersi dal suonare ed ascoltare musica. Strano, in un Paese del Sudamerica dove ogni festa comandata è scandita da note e balli. Stano ma giustificato da una ferita antica, quella inferta dal papà di Coco che ad un certo punto della sua vita, sopraffatto dalla passione per la chitarra ed il canto, era letteralmente sparito, abbandonando moglie e figlia al loro destino.

I Rivera sono legati agli antenati, tanto da avere loro dedicato un altare vero e proprio, dove sempre sono accese candele ad illuminare le fotografie degli avi. Manca solo la foto del papà di Coco, quadrisavolo del piccolo Miguel che evidentemente da lui ha ereditato, dopo svariati salti generazionali, una dote canora e musicale rara. A Miguel però è impedito di suonare, e questa è la ragione dell’inizio della sua avventura nel mondo di coloro che già sono trapassati. Già, perché il film parla proprio di questo. E del rapporto tra i morti ed i vivi, del ricordo che chi è rimasto ha di chi è già “migrato” in un’altra forma di esistenza.

Un racconto di certo fantasioso, come solo un film di Disney è capace di essere, compresa la declinazione colorata dei teschi e degli scheletri e delle anime guida e del ponte che collega il nostro mondo alla dimensione ultraterrena. Il concetto centrale però è questo (e per me corrisponde alla vera ricerca dell’eternità): solo nella memoria di chi ci ha amato sopravviviamo alla morte. Se restiamo nei pensieri delle persone che ci hanno voluto bene, quel passaggio non equivale alla parola fine per noi e nemmeno per le relazioni che avevamo “in terra”. Quello che veramente causa la cancellazione di una persona è l’oblio di sé, di ciò che è stata, da parte di chi ha lasciato.

Insomma, Coco non ha l’ambizione della trascendenza e nemmeno di dare spiegazioni definitive a grandi o piccini. D’altra parte nessuno se lo aspetta da un film di animazione. Ma certamente va molto oltre la sua mission, infondendo negli spettatori, grandi o piccini, un rassicurante conforto: il pensiero che essere ricordati rende immortali, che restare nella mente di chi ci ha amato fa sì che la nostra anima consapevolmente possa continuare a mantenere vivi quei legami. Anche se molte scene del film mi hanno commosso fino alle lacrime, sono uscita dal cinema felice che mi avessero raccontato che succede dopo la morte con una chiave di lettura così poetica, umana e comprensibile. Senza dogmi o principi o imposizioni “dall’alto” che spesso accettiamo non credendoci veramente.

La colonna sonora è splendida e la canzone principale si intitola, coerentemente con il tema, Ricordami: ascoltatela qui https://youtu.be/R1ccjRta2SA. Molto bello anche il rapporto con gli animali: loro nell’al di là diventano i nostri spiriti guida, come d’altronde sono anche durante la vita. Non ci sono amici migliori e più fedeli e disinteressati di loro. E li troviamo vicini anche nella più assoluta disperazione e solitudine. Consigliatissimo dunque, soprattutto se, anche ormai fuori stagione, preceduto dal geniale “corto” di Frozen “Le avventure di Olaf”. Un’altra piccola storia di amicizia autentica. Buon Disney a tutti.

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