Non è un Paese per giovani

Candidato per varie categorie ai David di Donatello 2018, il film ha il titolo della trasmissione radiofonica da anni condotta dal regista, che ha proprio lo stesso tema, cioè la fuga dei ragazzi dal nostro Paese. L’avete mai ascoltata? A me piace moltissimo perché è basata su interviste ed incentrata su esperienze raccontate in diretta dai giovani emigranti.

Le motivazioni della fuga dai confini nazionali sono le più varie, come le destinazioni. Non è vero che tutti vanno via perché sono dei geni incompresi; moltissimi vanno via perché pensano di non avere qui alcuna possibilità di realizzare i propri sogni o più semplicemente le proprie aspettative. Alcuni perché cercano un ideale di libertà, di vita alternativa a quella “normale” che avrebbero qui.

La storia raccontata inizia e finisce proprio con le immagini di queste testimonianze, che danno allo spettatore un senso di positività, per gli sguardi accesi degli intervistati, che hanno evidentemente trovato la loro dimensione lontano dall’Italia. Invece il film non è affatto allegro, ed è per molti versi una riflessione amara: a cosa davvero vanno incontro i ragazzi quando decidono di allontanarsi alla ricerca di quel qualcosa che non trovano dove sono nati? I protagonisti si avventurano a Cuba, che è davvero splendida, per cercare fortuna con una impresa che sono sicuri di non riuscire ad avviare tra le burocrazie nazionali. Ma invece di queste, che in fondo a confronto sono rose e fiori, trovano una realtà ben più cruda ed affatto accogliente e favorevole. I loro sogni si frantumano quasi subito e nella difficoltà inaspettata escono fuori la tempra e la debolezza di Sandro e Luciano.

Forse è questo il messaggio: che il mondo va affrontato anche se ti prende a schiaffi, perché solo così si impara davvero a battere le ali da soli. Senza la protezione dei genitori, la copertura della famiglia tradizionale che è comoda sì, ma consente di crescere al tempo giusto? Tra gli attori ci sono anche Frassica e Rubini che interpretano due personaggi fortemente caratterizzati. Il primo ancora disadattato nonostante gli anni fuori dall’Italia: non ha imparato nulla ed anzi i suoi difetti da “indigeno” si sono acuiti. Il secondo invece è capace di superare se stesso e di farlo per amore. Lui cresce insieme a suo figlio e realizza che il modo per diventare finalmente libero è lasciarsi tutto alle spalle, soprattutto quello a cui aveva dedicato la vita. Le sicurezze economiche, le fonti di sostentamento, i vincoli, tutto.

Nella colonna sonora originale anche i Negramaro. Molto bella la versione per il film di Lo sai da qui: “Per gente che si muove sbattendo stupidissime ali al sole ho chiesto solo gambe nuove per poter tornare lì” (ascolta cliccando qui) Lì dove? È indifferente il luogo. Patria è dove si trova la felicità e famiglia e dove si trova l’amore.

Un film da 4 ciak.

1 commento su “Non è un Paese per giovani”

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