Ella & John

Il titolo originale (sottotitolo sulla locandina italiana) avrebbe comunicato molto meglio il significato del film: “the leisure seeker”, il cercatore di piacere. Il nome del camper che porta Ella e John lontani dalla loro casa e dai loro figli, diretti a sud, verso i luoghi di origine di lei. Partono dal Massachusetts, accompagnati dallo sguardo attento di Paolo Virzì, con l’intenzione di raggiungere la casa di Hemingway, a Key West, attraverso la Road 1.

Per capire di che si tratta servono però alcuni elementi: i due protagonisti sono già nonni, lei ha passato i settanta e lui gli ottanta. John è stato un illustre e brillante professore universitario di letteratura, appassionato di libri e di parole, in particolare quelle ispirate e poetiche dell’autore de Il vecchio e il mare. Il loro amore è nato a prima vista ed è evidente che la sua intensità non si è affievolita né con gli anni né con le malattie.

Già, perché entrambi, nonostante le apparenze di una bella e fascinosa coppia un po’ attempata, sono stati colpiti da batoste del destino (quelli e che ci costringono a combattere nostro malgrado per ciò di più prezioso che abbiamo: la vita). Ella, si capisce dopo poco, ha un cancro, mentre John soffre di disturbi della memoria. Ogni tanto, ad intervalli imprevedibili, il suo sguardo si annebbia, non riconosce dove si trova o chi ha intorno, crede di trovarsi indietro di quarant’anni, pensa di dovere ancora andare a insegnare Melville ai suoi studenti.

La grandezza di Donald Sutherland sta nell’alternanza espressiva: riesce a cambiare completamente e a trasmettere allo spettatore lo stato di lucidità o il senso di oblio, la consapevolezza e l’ironia (sue proprie, quelle dell’uomo coltissimo ed ammirato che è stato) al disorientamento ed alla disperazione. A bordo del “cercatore di piacere”, anche lui datato come i suoi proprietari (un pezzo rarissimo dei primi anni 70), si snoda il racconto on the road del primo film americano di Virzì (notate però nei titoli di coda che i macchinisti sono tutti italiani!). Il racconto di una vita, concentrato in quei chilometri verso la Florida, tra hamburger, campeggi, tentativi di rapina, consuntivi, ricordi, spesso frammentari. Non è casuale, lo capirete, la decisione di quel viaggio. Non è un partire qualunque il loro.

Tutto ha un significato preciso e meditato nel film, anche la centralità di Hemingway, continuamente citato dal professore in passaggi davvero emozionanti (la voce di Giannini essenziale per toccare le corde di chi ascolta). “Prosa che è poesia” è il segreto di Hemingway, dice John, che a volte non ricorda il proprio nome ma perfettamente i versi dell’adorato scrittore. Emerge con forza, nella successione delle scene, quanto sia vivo quel sentimento di amore tra i protagonisti (percepito anche dai figli come qualcosa che li allontana da loro), ancora acceso di reciproca gelosia: quella di lei in particolare, per il fascino sempre vivo di lui, alimentato da una mente fervida (vittima della maledetta malattia) e da un naturale e sempre coltivato senso poetico.

Ad un certo punto lei gli dice una cosa bellissima, che condivido: quando ci si ama davvero non c’è il timore dei silenzi imbarazzanti. “Mai una volta ho pensato: devo assolutamente dire qualcosa”: il concetto di stare insieme alla persona amata come stare con se stessi. Non è forse così? Si ride e si piange durante il film, come nella vita. Per me, la cosa più romantica e significativa (per l’importanza del tema del ricordo) sono le diapositive che Ella e John scorrono ogni sera, con i volti del passato, loro da giovani insieme, i loro figli da piccoli, gli amici.

La canzone del film è Me and Bobby McGee di Janis Joplin, sparata dallo stereo del vecchio camper, all’inizio del viaggio (ascoltatela qui) che dà un senso di energia e di rottura delle regole e di rifiuto di ogni visione convenzionale (chi è vecchio non parte così all’avventura…). “Libertà vuol dire solo che non c’è niente da perdere” così dice Joplin, una frase che fotografa questa storia ed i suoi personaggi. La scena del film (tenera ed appassionata) sono loro due che ballano nella suite di un hotel lussuoso di Miami al suono di Dont’t leave me this way.

Il libro del film, lo avrete capito, è Il vecchio e il mare: “Il vecchio era magro e scarno e aveva rughe profonde alla nuca…”. A me è venuta voglia di rileggerlo, sono anni che non lo faccio. E di leggere il libro che ha ispirato Virzì “In viaggio contromano”, di Michael Zadoorian. Sono certa che anche quest’anno il film del regista livornese rientrerà tra i miei dieci preferiti dell’anno. Per me vale 5 ciak. Non vi consiglio di vederlo: VI OBBLIGO!

2 pensieri riguardo “Ella & John”

  1. Sono d’accordo!!! Io amo Virzì,la sua ironia,la sua leggerezza nell’affrontare tematiche complesse :in questo film la vecchiaia e la malattia,che sono passate in secondo piano rispetto alla forza dirompente dell’amore che univa i due protagonisti.

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  2. Come sempre Virzì non delude…. Grandi interpreti di una grande storia d amore… Grande delicatezza e leggera ironia nel trattare tragedie come Alzheimer e cancro….. Sorridi ma con tenerezza e ti prende il groppo alla gola nello stesso momento….. Un grande momento di grandi emozioni. Grazie a Virzì ed ai suoi interpreti…..

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