Principe libero

Premetto: stravedo per De Andrè, per la sua poesia, per il suo timbro vocale. Per questo sono entrata ieri nel cinema con qualche timore, mitigato però dalla convinzione che solo Luca Marinelli potesse restituire l’uomo e l’artista che tutti abbiamo in mente. Ebbene, ci è riuscito in modo commovente. La somiglianza anche mimetica è fortissima (quel naso, i capelli, una certa smorfia quando scandisce le parole, il modo in cui tiene l’eterna sigaretta) ma si è mantenuto con intelligenza lontano dall’imitazione. La sua interpretazione è il motivo principale per cui non potete perdervi la fiction-film di Rai1.

Ho visto l’anteprima proiettata negli ultimi due giorni nelle sale italiane, quasi tre ore e un quarto di fila, e vi dico che è molto meglio di quanto ci si sarebbe aspettato da un prodotto pensato per la prima serata di Rai1 (andrà in onda il 13 e 14 febbraio). C’è Genova sullo sfondo, e questo te lo aspetti, ma soprattutto c’è Faber. È un film imprescindibile per chi ama De André e la sua musica, perché permette di guardarlo più da vicino, più nel profondo.

“L’ho rappresentato, non interpretato” ha detto Marinelli. Non solo: ha pure cantato in maniera sorprendente le canzoni di De Andrè. Come potete immaginare, la colonna sonora è ricchissima ma rimane in secondo piano. Protagonista assoluto è l’uomo Fabrizio, con le sue fragilità, i suoi difetti, la sua ironia, la sua inaspettata leggerezza, il rapporto con i suoi cari, il suo non essere mai contento delle canzoni-capolavoro che scriveva.

Marinelli è circondato da un cast di prim’ordine, tutti i personaggi totalmente a fuoco, a partire da Valentina Bellè nei panni di Dori Ghezzi, per proseguire con Elena Radonicich che interpreta Puny, la prima moglie di De André, che ne sopportava bugie e improvvise scomparse; Ennio Fantastichini, il padre, e Davide Iacopini, il saggio e affettuoso fratello Mauro. Mi ha sorpreso Gianluca Gobbi che dà vita ad un credibilissimo Paolo Villaggio. Ho apprezzato Matteo Martari nei panni di Luigi Tenco.

In questo film ciascuno potrà trovarci un pezzetto del suo De André e scoprirne aspetti che magari aveva tralasciato. Vedere qualcosa che sembra familiare e abbandonarsi ai propri ricordi, che a loro volta finiscono per unirsi alla storia del film.

Io ho ceduto alle lacrime quando ho sentito Hotel Supramonte, mentre scorrevano le immagini di Dori Ghezzi, liberata dai rapitori, che tornava a piedi nella casa in Gallura, con l’angoscia di aver lasciato Fabrizio, da solo, ancora in ostaggio.

Esco dal cinema e ho in mente una frase del Fabrizio uomo: “essere anarchici non significa non avere regole, è darsi delle regole prima che te le diano gli altri”

Vale 5 ciak.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...