Morto Stalin se ne fa un altro

Mescola paura e senso del surreale, usa con abilità i generi della commedia grottesca e noir. Che non nasconde nulla ma proprio nulla di quanto accadeva ai tempi di Stalin nell’Unione Sovietica del 1953. Si ride per la feroce presa in giro degli uomini che componevano il ristretto vertice del partito comunista, ma subito dopo si è sopraffatti dalla cruda rappresentazione di omicidi, stupri, torture. E per la totale assenza di ideale degli oligarchi.

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Il regime tirannico visto nelle stanze del potere, basandosi su una ricostruzione fantasiosa (fino a che punto?) di avvenimenti che hanno fatto la storia e sui quali permane l’alone di mistero. Ottimi attori a dar vita a Kruscev (Steve Buscemi, ve lo ricordate ne Le Iene di Tarantino?), il vanitoso ma debole Malenkov (Jeffrey Tambor), Molotov (l’ex Monty Python Michael Palin), il cinico e spietato Lavrentij Berija capo della polizia (impersonato dal bravo attore britannico Simon Russell Beale).

L’Unione degli anni 50 viene dipinta dal regista italo-scozzese Armando Iannucci come un mondo dominato da sudditanza verso il Comitato, pervaso dal terrore delle purghe staliniane (finire nelle “liste” del dittatore equivaleva a morire ammazzati) e dalla fobia di essere ascoltati attraverso una delle innumerevoli cimici di regime. Un’epoca in cui, a Mosca, sopravvivere era già un grande risultato. Il film ci restituisce un mondo di oligarchi senza alcun ideale ma solo in lotta spietata per il potere, pronti a correre come disperati per essere i primi a dare le condoglianze di circostanza alla figlia di Stalin o per avere il primo posto in macchina dopo la camionetta che trasporta la bara.

Il film è incentrato sulle ore immediatamente susseguenti alla morte di Stalin, nel marzo del 1953, per un ictus nella sua Dacia. E sull’ascesa al potere di Nikita Kruscev, dopo il breve periodo di leadership di Georgij Malenkov.

Vi consiglio di vederlo. In Italia si può, in Unione Sovietica no (il ministro della Cultura del governo Putin lo ha bandito dalle sale sovietiche bollandolo come “noioso, ripugnante e offensivo”).

Mi è piaciuto (vale 4 ciak) perché non si tira mai indietro dinanzi agli orrori rappresentati, ma è anche molto divertente, riesce a dare un punto di vista inedito su una realtà terrificante. Alla fine il messaggio arriva, forte e chiaro, con una delle scene più pulp che non vi voglio spoilerare. Il messaggio è: mai più. Evitiamo nostalgie pericolose, please.

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