Puoi baciare lo sposo

Una rivisitazione molto attualizzata di Indovina chi viene a cena: il tema è quello, presentare, in un contesto familiare tradizionale (la tavola del pranzo, possibilmente in una festa comandata) il proprio innamorato con insieme la notizia bomba “abbiamo deciso di sposarci”.

A parte questo link con la storia del cinema, il film di Genovesi è originale, ben scritto (la sceneggiatura è a quattro mani del regista e di Giovanni Bognetti), divertente e recitato ad arte (avete visto che attori?), insomma consigliabile in questa domenica elettorale probabilmente piovosa (se non peggio) dove una risata potrà certamente servire. D’altronde, il sindaco di Civita di Bagnoregio, interpretato dal meraviglioso Abatantuono, dice saggiamente ai suoi assessori “l’ironia è sempre servita per risolvere i problemi”, salvo poi scoprire di non averne nemmeno un po’ nell’affrontare le questioni della propria vita e le scelte più intime dell’unico figlio maschio.

Quest’ultimo (Cristiano Caccamo, star della fiction Che Dio ci aiuti) vive a Berlino con il suo compagno (il Salvatore Esposito di Gomorra). Spinto dal geniale monito “so’ tutti bravi a fare i gay a Berlino”, decide di affrontare i genitori dicendo la verità sulle proprie intenzioni matrimoniali per il futuro. Parte per il Lazio, alla volta del bellissimo paesino di origine, con il fidanzato (che invece non parla da tre anni con la madre napoletana DOC che non accetta la sua omosessualità) e gli altri due coinquilini che rendono il gruppo ancora di più colorato e surreale (“sembriamo i Village People!” sbotta Antonio all’ennesima situazione imbarazzante).

Una spedizione “verità” in occasione della Pasqua che diventa anche per i destinatari dell’”outing”, cioè i genitori, una prova di temperamento, un’occasione per guardarsi dentro, un ostacolo da superare per liberarsi di pregiudizi obsoleti. Inutile dirvi che la coppia Guerritore-Abatantuono (nel ruolo dei genitori di Antonio, appunto) dà alla pellicola un notevole valore: sono bravissimi e, come spesso accade con gli attori di questo calibro, sembra quasi che interpretino un po’ se stessi. Senza sforzo, con la naturalezza dei migliori.

Le battute, ben orchestrate e con la giusta dose di turpiloquio, provocano continui scoppi di risate nel pubblico, che evidentemente apprezza il tempismo con cui sono inserite nei dialoghi e l’innata vis comica dei protagonisti. Prendete la scena in cui la Guerritore “impone” come wedding planner niente meno che Miccio (realmente nel film come attore di sé medesimo): la risposta di Abatantuono “chi ca**o è Miccio?”, nella sua spontanea semplicità, fa morire dal ridere! Molto bello il personaggio di Dino Abbrescia, nelle vesti di un francescano progressista che si ispira a Papa Francesco (superandolo ampiamente quanto a idee evolute e anticonformismo): il ruolo della chiesa è estremamente positivo, niente dogmi, nessun NO. Solo una risposta accogliente per chi si ama e vuole realizzare una vita insieme, con la “benedizione” di una “unione civile” a festeggiare con gli amici.

Il film racconta di questo e ci dice che, nonostante la legge che l’ha di recente introdotto nel nostro paese, il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso incontra ancora molti ostacoli idrogeologici e molti “blocchi” culturali. Ho apprezzato la leggerezza del racconto e la linearità dei concetti che fanno del lungometraggio di Genovesi un ottimo strumento di diffusione culturale di concetti generalmente trattati, in un senso o nell’altro, con pesantezza, recriminazione, toni accusatori o argomenti medioevali. La canzone dei titoli di coda è un dolcissimo tributo al vero amore “Puoi fidarti di me” di Giovanni Caccamo (ascoltatela qui). Buon cinema e buon voto a tutti!

3 pensieri riguardo “Puoi baciare lo sposo”

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