Metti la nonna in freezer

Il successo di pubblico di questo film (in due settimane più di due milioni di incassi) è più che meritato. Adoro il coraggio del cinema dissacrante davvero, che arriva fino in fondo nel ribaltare i buonismi ed il politically correct.

A volte infatti succede che l’idea, in questa direzione, sia buona ma che nel corso del film qualcosa venga meno e si decida di “aggiustare il tiro” (quello che ho constatato, con un po’ di delusione, in “Io c’è” nelle sale da giovedì scorso, di cui vi parlerò tra qualche giorno). Bravi dunque i due registi debuttanti in un lungometraggio per il grande schermo Fontana e Stasi a costruire una commedia nera divertentissima ed in un crescendo, quanto a cattiveria, che arriva alla fine con convinzione e senza arretrare di un passo.

Miriam Leone è una giovane restauratrice che, per coltivare la sua passione trasformandola in un lavoro, con le amiche e collaboratrici Marina Rocco e Lucia Ocone, è costretta ad utilizzare, per tenere su la piccola impresa artistica, la pensione della nonna. Una inaspettata Barbara Bouchet interpreta l’ava di origini sassoni, che vedrà il suo amato freezer trasformarsi da cambusa di specialità tedesche a sepolcro artigianale (per se stessa). La sua morte improvvisa ingenera nella nipote disperazione ma insieme una capacità di iniziativa anche “contro le regole” che nemmeno era per lei immaginabile, prima della perdita della sua pur adorata finanziatrice. Insomma, le ragazze mettono su una classica truffa (“all’italiana”) ai danni dell’INPS, trovandosi altrimenti costrette a chiudere la loro attività di restauri di opere d’arte.

Succede però che il maresciallo della Guardia di Finanza del paese sia un noto (e temutissimo) fenomeno contro ogni forma, anche la più ben architettata, di evasione fiscale. Dunque, le protagoniste dovranno vedersela con lui, e non sarà una partita semplice. Di questo parla il film, mettendoci in mezzo l’ingrediente più importante, ma senza nessuna banalità e senza essere mai sdolcinato: l’inflessibile (e bravissimo) Fabio De Luigi dovrà fare i conti con un vero e proprio colpo di fulmine che lo ridurrà in una condizione di minorata difesa, di fronte all’oggetto del suo amore, Claudia, ben consapevole dell’arma di cui dispone per neutralizzare l’insidioso finanziere. Insomma, la scelta tra il dovere, il senso dello Stato, la fedeltà al proprio lavoro e l’amore. Succede di tutto, anche ciò che nemmeno immaginate.

Ci sono colpi di scena, suspance, esiti inaspettati. Ritmo e moltissime risate, ininterrotte. Personaggi improbabili e fumettistici, come l’anziano corteggiatore della nonna che si intromette in modo petulante nei piani delle improvvisate criminali tanto da lasciarci le penne anche lui. O come il collega raccomandato figlio di un generale della Finanza che perseguita il protagonista con il suo inutile presenzialismo. Do il massimo dei voti alla prima prova di cinema dei due giovanissimi registi di Matera (entrambi 25enni) già noti sul web e su Sky (con Amore oggi, trasmesso solo in televisione). Hanno fatto mezzo milione di visite con un corto su Berlusconi (che considerando ciò che è successo dopo, a dirvela tutta, fa sorridere: guardatelo qui) Inception Made in Italy, e poi hanno continuato sulla via dell’ironia sferzante ed anche cattiva. Fino a realizzare l’idea della nonna surgelata. E chi ci avrebbe mai pensato a portarla sul grande schermo?

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