Loro 1

Ero indecisa se scrivere di Loro dopo averli visti entrambi oppure seguire l’andamento a “puntate” scelto dal regista e dire la mia dopo i primi cento minuti, senza sapere quali esiti finali avrà il biopic d’autore che tutti attendevano (con curiosità, ansia e forse anche preoccupazione), in testa il protagonista, l’immortale B., “Lui”, come è rubricato sulle agende telefoniche dei più fedeli. Poi ho scelto di scrivere subito, perché già quello che ho visto merita un commento e non si può attendere fino a metà maggio, sennò i pensieri scappano via.

Appena uscita dal cinema ho riflettuto su questo: il tanto temuto attacco alla persona che ha condizionato (e condiziona) da decenni le televisioni, il costume e la vita politica del Bel Paese proprio non c’è stato. Almeno finora.

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Il tuttofare

Valerio Attanasio è uno sceneggiatore (avrete visto la “genialata” di Smetto quando voglio) alla sua prima regia e, certo aiutato da un Sergio Castellitto in stato di grazia, ha dato un’ottima prova di sé nel dirigere questa commedia; a tratti tragica e spesso comica, espressiva, densa, che quando finisce pensi: la potrei rivedere anche subito.

Il protagonista è Toti Bellastella, un “principe del foro”, come si dice per descrivere i migliori avvocati. Istrionico, esagerato, impermeabile alle reazioni altrui, egocentrico, bugiardo e capace di fingere qualsiasi convinzione o stato d’animo.

Di fronte a una corte togata, nelle aule giudiziarie o circondato da studenti universitari e ossequiosi assistenti e praticanti, fa uscire il meglio (o il peggio) di sé, le sue doti attoriali raggiungono l’acme. Già, perché Toti è, ovviamente, non solo un legale straricco e arrivato, ma anche un professore universitario di diritto penale: assomma ruoli (non escluso quello del marito infedele di una donna potentissima e facoltosa, una impeccabile Elena Sofia Ricci) che gli consentono di fare della propria vita un crocevia di scambi, di denaro e altri favori, della sua professione un infallibile strumento per ottenere ciò che vuole, quando e come lo vuole.

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Io sono tempesta

Due grandi attori (Giallini e Germano) si fanno condurre da Luchetti in una storia che oscilla tra l’iperrealismo e la parabola, raccontata con toni eccessivi e per la verità in gran parte espressiva proprio (e solo) grazie a loro.

Giallini è un super milionario che ha costruito la sua fortuna, costantemente, sull’inganno, l’imbroglio, l’elusione. Coadiuvato da schiere di avvocati e consulenti, riesce allegramente a violare le leggi dello Stato ed a prendersi gioco del Fisco, maneggiando con il denaro come fosse quello del Monopoli. È riuscito ad accumulare una tale ricchezza materiale che può permettersi di comprare tutto, persone incluse. Partendo da sotto zero, da un padre che lo insultava ed umiliava, che entrava ed usciva dal carcere, Numa Tempesta ha trovato nei soldi il modo per riscattarsi, con la soddisfazione di accumularli senza fatica, giochi di prestigio con le banche e palazzine costruite nel deserto.

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Tonya

La storia della famosa pattinatrice Tonya Harding va oltre il racconto fedele di una vicenda umana straordinaria quanto drammatica e per vari aspetti squallida; Craig Gillespie dirige un biopic ad alta tensione e vivace anche negli espedienti registici che fanno passare gli attori da personaggi del film a veri protagonisti della storia, intervistati da un invisibile cronista fuori campo.

Guardando i titoli di coda (dove i volti vengono confrontati) vi renderete conto di quanto siano stati bravi i truccatori a rendere una somiglianza quasi perfetta in particolare di Tonya e sua madre. Una menzione speciale merita Allison Hanney che ha vinto l’Oscar come migliore attrice non protagonista per essersi trasformata (diventando irriconoscibile) nella durissima e crudele genitrice.

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Contromano

In un momento in cui è impossibile scucire a qualsiasi politico una reale presa di posizione sui temi dell’immigrazione, Albanese (anche da regista dopo un bel po’ di anni: l’ultima volta è stato con Il nostro matrimonio è in crisi) dà una lezione a tutti. A modo suo. Con ironia, realismo, paradosso, coraggio.

Il coraggio di dire davvero ciò che pensa, passando attraverso tutti i sentimenti (anche i peggiori) e le reazioni (invettive comprese) dell’italiano medio, senza scadere nel buonismo e nemmeno nella banalità del politicamente corretto a tutti i costi. Un enorme rischio quando si affronta questo tema. Il racconto è dal punto di vista di un milanese DOC, solida borghesia commerciale del nord ovest.

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