Lady bird

Ce ne sono moltissimi di film sull’adolescenza, sugli amori giovanili, sui conflitti generazionali, ma pochi hanno l’originalità e la poesia di Lady bird. Ho letto molti commenti di spettatori italiani che hanno criticato la lontananza (rispetto al nostro mondo italico) delle vite ambientate a Sacramento di cui parla Greta Gerwig. E dunque l’impossibilità di riconoscersi in quei personaggi. Io non l’ho vista così, anzi ho pensato il contrario: ho pensato che Sacramento poteva essere qualunque provincia dello stivale, qualunque piccola città tradizionale e conformista e chiusa della vecchia Europa.

Infatti la giovanissima protagonista, al bivio tra l’adolescenza e quello che viene dopo, da quell’angolo di America vuole scappare via, sogna di andare a studiare in un college a est, immagina la sua esistenza da tutt’altra parte e forse anche per questo si è autorattribuita il soprannome di Lady bird. Non accetta di essere chiamata con il suo di nome (Christine, che pure non è male, ma forse troppo “tradizionale” per lei e per le sue aspirazioni di evasione), arriva addirittura a cancellarlo, insieme al suo cognome, sulle bacheche della scuola.

Si identifica in un volatile, capace con un colpo d’ali di fuggire via. Dalla scuola religiosa dove frequenta il liceo; dalle compagne di classe appartenenti alla upper class che la guardano con sufficienza perché abita “dal lato sbagliato della ferrovia”; dalla difficoltà di trovare un proprio posto felice nella famiglia, un amico vero, una persona che la ami così come è, senza doversi fingere diversa. Il racconto è semplice, la trama quasi inesistente, la macchina da presa segue Lady bird e la sua ricerca. La segue quando sbaglia, tradendo la sua vera amica (grassottella e secchiona), per vedere cosa si prova a stare con “quelli giusti”. Quando battibecca con la madre cercando alleanza dal padre. Quando mangia le ostie non ancora consacrate sdraiata per terra con i piedi in su.

Ho trovato questa una delle scene più belle del film, chi ha frequentato una scuola confessionale da ragazzino non può non averci pensato almeno una volta. Una scena liberatoria senza essere offensiva nei confronti di chi ci crede e della religione in generale. Una semplice affermazione di libertà, anche di pensiero. Mangiare le ostie per affermare la propria capacità di dire no a tutte le regole e regolette tipicamente imposte che ogni adolescente ha odiato (ricordiamocelo quando diventiamo genitori!). Interessante come sia descritto il rapporto con la madre, una madre forte e assertiva, spesso dura. Stupendi i fotogrammi con loro due in macchina, inquadrate a mezzo busto, che discutono e si scontrano, come succede sempre. Il padre invece è la parte tenera della casa, ad un certo punto dice “io sono come Kith Richards sono felice di stare in qualunque posto”. Un uomo buono e sempre attento, mite ed accogliente. Un modello di padre per me.

La “morale” è che bisogna avere il coraggio di essere se stessi, anche a diciassette anni, non farsi condizionare da ciò che “gli altri” potrebbero pensare di noi, non vergognarci se non abitiamo nella casa più bella del paese ma nella zona più popolare, non illuderci che frequentando “quelli giusti” si entri a fare parte di un mondo migliore. Scegliere l’autenticità anche dei veri amici è sempre la strada giusta. Lady bird la percorrerà, è un film a lieto fine, non gioca coi colpi di scena. Lo consiglio a chi ha quell’età ma anche a chi già l’ha avuta e non ne è però uscito del tutto ed ancora commette quegli sbagli adolescenziali su cui si può sorridere solo fino a una certa età.

La frase del film: “non credi che siano la stessa cosa amore e attenzione?”. Se solo ce lo ricordassimo, saremmo tutti più felici.

3 ciak.

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