L’amore secondo Isabelle

Di questo film ho letto che l’autrice della sceneggiatura è Christine Angot, nota in Francia come maestra del romanzo autobiografico, della descrizione dei sentimenti all’interno della famiglia. In realtà, proprio la sceneggiatura è ciò che mi è piaciuto di meno e mi ha stupito scoprire che fosse “di autore”: ho trovato i dialoghi davvero noiosi, privi di quella tipica brillantezza del cinema francese, involuti e anche un po’ vuoti, estremamente superficiali. Tanto che non mi è capitato di dovermi appuntare, come sempre succede, “la frase del film”.

Ho anche pensato che fosse voluto quel loop di conversazioni a due sempre sugli stessi temi, intorno all’amore, il sesso, il rapporto di coppia, i comportamenti, le ripicche, le vendette. Di questo infatti, e solo di questo, senza una reale trama, parla il film, che è tutto incentrato su una figura femminile: la bella cinquantenne Isabelle, divorziata, con una figlia di dieci anni, che però, in tutta la storia, si vede soltanto per qualche istante. Non a caso, credo: nella vita di Isabelle non c’è spazio nemmeno per la maternità, il suo unico pensiero, quasi ossessivo, è trovare un uomo che la ami stabilmente, trovare l’amore vero. Invece, si imbatte in una delusione dopo l’altra, in illusioni fatue capaci di portarle solo qualche notte di apparente felicità.

L’attrice è molto brava a rendere un personaggio nevrotico, una professionista del complicare le cose, una creatrice di problemi dal nulla. Isabelle non è vittima degli uomini che incontra, piuttosto di se stessa. La storia rappresenta uno spaccato di realtà: quella delle cinquantenni sole, “a caccia” della love story da favola, ma spesso alle prese, come minimo, con partner sposati oppure altrettanto indeterminati e irrealizzati sentimentalmente.

Le scene di sesso sono squallide, forzate. Le relazioni non hanno alcuna naturalezza, si ingolfano in discorsi senza costrutto: non se ne esce, da questa giostra, tanto che Isabelle, che pure ha mille occasioni di incontri, nel mondo di artisti e di gallerie che frequenta, decide di rivolgersi a un veggente. Nell’ultima parte del film c’è il cammeo della Bruni Tedeschi è tutta una lunga scena focalizzata sul tête-à-tête tra Binoche e Depardieu.

Il pezzo musicale più bello, in una colonna sonora jazz davvero apprezzabile, è At last, nella sua versione classica cantata da Etta James (ascoltatela qui: https://youtu.be/S-cbOl96RFM). 3 ciak 🎬🎬🎬, per Juliette.

2 pensieri riguardo “L’amore secondo Isabelle”

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