Soldado

Film sconsigliato agli ipersensibili e a chi non sopporta la vista del sangue, anche se qualche gradino sotto Tarantino. Consigliatissimo invece agli appassionati di Narcos, Gomorra, Suburra. Non va dimenticato che il regista, Stefano Sollima, è lo stesso proprio di Suburra e di A.C.A.B. (la violenza urbana vista con lo sguardo di tre poliziotti). Una coproduzione Italo-americana: anche in questo sta l’originalità di un racconto ambientato al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, scritto e narrato da un italiano.

Il risultato è la totale assenza di celebrazione delle forze armate e delle agenzie americane; personaggi apparentemente infallibili, supereroi della guerra e della guerriglia, militari muscolosi e tatuati e impietosi, nella realtà descritti come uomini fallaci. Tutta la storia nasce da un errore di valutazione (sull’origine di un attentato terroristico in un supermercato) di uno di questi supereroi, che Sollima smonta pezzo per pezzo.

Esalta invece, come sempre nei suoi film, gli antieroi, quelli che solitamente sono considerati “feccia”, personaggi oscuri, di dubbia moralità, al confine tra il lecito e l’illecito. I temi trattati sono di spessore, tanto che si è parlato di questa opera a proposito di immigrazione, della condizione di coloro che abbandonano la loro terra povera per disperazione, esponendosi al rischio di morire nella “traversata”. Ci sono immagini durissime e buie, di messicani che attraversano il confine verso la “libertà” e il benessere anelato, a stelle e strisce, cercando di non annegare nel fiume che divide i due Stati, unica via per evitare lo scoglio del muro.

Le regole sono sovvertite, a un certo punto lo spettatore si chiede chi sono i buoni e chi i cattivi. Avere una divisa addosso non garantisce nulla, anzi. Ancora una volta, Sollima si mostra violentemente irriguardoso nei confronti dell’autorità costituita. Avrete delle sorprese da questo film, persino la morte non è detto che sia definitiva; comunque mai lo sguardo del regista lo troverete schierato, mai l’ombra di un giudizio, di una linea etica da seguire. Una rappresentazione del disordine del nostro mondo, della inutilità di cercare di mettere a posto le cose con l’uso della forza, dell’ingiustizia delle armi, del valore estremo del senso di umanità e di pietà.

Il film, senza Benicio Del Toro, non sarebbe stata la stessa cosa: una interpretazione perfetta, in un personaggio fatto apposta per lui.

Gli do 3 🎬 🎬🎬, perché manca di un livello di chiarezza e comprensibilità per tutti che lo avrebbe reso migliore e più utile.

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