Uno di famiglia

Il regista di Terapia di coppia per amanti (recensito qui, ve lo ricordate?), Alessio Maria Federici, questa volta affronta in modo veramente divertente un tema serio e delicato, in un paese, come il nostro, che tradizionalmente esporta modelli di malavita organizzata capaci di oltrepassare anche i confini oceanici.

Pietro Sermonti è un logopedista, un ragazzo tranquillo e impegnato, con molta soddisfazione professionale ma non economica: dedica tutto se stesso al lavoro ed ai clienti, impegnati nel superare difetti di pronuncia ed eccessivi accenti dialettali, nel tentativo di rendere la propria voce uno strumento attrattivo anziché respingente. Si imbatte casualmente nel figlio di un “capo bastone” della ‘Ndrangheta (interpretato da Nino Frassica) che cerca di sfuggire al suo destino, segnato, di delinquente a vita per dedicarsi alle fiction e al cinema.

Capita che, del tutto involontariamente, gli salvi la vita in uno scontro a fuoco con un rivale della malavita. Questo evento sconvolgerà la sua esistenza, facendolo entrare a pieno titolo nella famiglia mafiosa, ospite d’onore del villone con piscina, dei pranzi interminabili a base di salsicce piccanti e provolone, addirittura delle “missioni” fuori sede per sistemare gli affari del clan.

La descrizione della tribù calabra è esilarante: la migliore interprete per me è Lucia Ocone, perfetta nel ruolo della boss spietata e senza limiti, abituata a comandare e a prendersi quello che le va. La parte seria del film è quella che racconta il “piacere” immediato che dà, a chi ne ha bisogno, sentirsi protetto da una forza più prepotente ed efficace di quella dello Stato. Il conforto del negoziante in crisi che, anziché seguire le vie ordinarie della disperazione, si affida nelle mani della ‘ndrina, firma “contratti” di affidamento e di ricatto, rinuncia alla sua libertà a cuor leggero, pur di avere l’illusione di non dovere più affrontare problemi e debiti ogni mese. Insomma, quello che succede dappertutto in Italia e non solo, da sud a nord ormai: la mafia e lo stile mafioso sono come un cancro che si impossessa del corpo dal di dentro e lentamente lo uccide.

Dietro il divertimento delle battute, dietro la violenza parossistica dei personaggi e la loro totale assenza di morale o sensi di colpa, tutte cose che vi faranno sbellicare dal ridere, c’è il tema dello Stato sano che abdica ad un contro-Stato malato. C’è la difficoltà, anzi l’impossibilità, che constaterete nel finale, di sconfiggere organizzazioni così radicate. C’è l’impotenza delle “persone normali” che quasi alla fine preferiscono quella protezione non gratuita al trovarsi sfrattati o pieni di cambialo scadute.

Insomma una commedia brillante ma amara, che, sostiene Decima, merita 4 ciak 🎬🎬🎬🎬 per l’originalità ed anche il coraggio.

1 commento su “Uno di famiglia”

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