Cosa fai a Capodanno

Mi comprenderete, povera cinefila ingenua che non sono altro: esce un film, seppure con un titolo per nulla attrattivo ed anzi (per me) sulla carta respingente, diretto dallo sceneggiatore di Perfetti sconosciuti ed interpretato da ottimi attori italiani; anticipato da un trailer divertente, che ti fa pensare si tratti, finalmente!, di un sagace e intelligente anti cine-panettone; nemmeno badi alle due stelle di MYmovies.it, spesso ingiustamente affibbiate alle produzioni nostrane; pensi sia impossibile che uno come Alessandro Haber sia protagonista di qualcosa meno che imperdibile; dalla trama accennata sul web sembrerebbe un noir ironico, con approfondimenti psicologici sui personaggi, chiusi per tutto il tempo in una baita di montagna, nelle ore immediatamente antecedenti alla mezzanotte di un 31 dicembre dei nostri giorni.

Ho creato la suspense, ma avrete già capito che quella povera cinefila, cioè io, ha preso davvero un brutto granchio, questa volta. Il film non mi è piaciuto per niente ed ancora adesso, a distanza di giorni, mi domando “che avrà voluto dire?”. Una risposta potrebbe anche essere: niente. E niente di male ci sarebbe. Se solo quel racconto, di alcune persone (coppie di scambisti) che si ritrovano a capodanno in una bella casa alpina (i luoghi sono quelli intorno a Dobbiaco) per festeggiare a loro modo il nuovo anno, si reggesse su una spina dorsale di ironia, facesse ridere il pubblico anche all’estremo con qualche volgarità di troppo; conducesse gli spettatori attraverso una trama semplice ma comunque godibile.

Non ho trovato, mi spiace dirlo, nulla di tutto questo. Non ho capito la presenza di Isabella Ferrari con il figlio; tuttora non comprendo perché il vecchio politico disincantato interpretato da Haber faccia una fine così ingloriosa; mi sembra insensata l’apparizione di Scamarcio solo nei primi ed ultimi minuti del film. I più centrati nella parte, Argentero e Pastorelli, non riescono comunque a dare un senso a una storia senza capo né coda, lenta e spezzata, tanto da sembrare frutto di una sequela di errori di montaggio.

Mi direte: perché non sei andata via? Era impossibile: il cinema era strapieno, quelli intorno a me sembravano divertirsi (quindi forse capiterà anche a voi, e mi direte che ho preso lucciole per lanterne), e mi trovavo in un posto centrale: alzarmi avrebbe significato disturbare troppe persone. Quindi me lo sono sorbito fino alla fine, sempre speranzosa, come accade in questi casi, che un colpo di coda della sceneggiatura cambiasse le cose in meglio (inguaribile ottimista!).

Insomma, per me è un film che potete tranquillamente perdere (1 ciak 🎬) ma se invece vi è piaciuto, vi prego!, spiegatemi qui PERCHÉ.

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