La prima pietra

Questo film è una chicca, l’ho visto purtroppo in una splendida sala cinematografica semivuota, con soli altri tre spettatori. Se però appartenente a quel meraviglioso cenacolo di persone mentalmente aperte, cui interessa approfondire con ironia il tema così attuale, discusso, bistrattato e demonizzato dell’integrazione tra persone di cultura, tradizione, religione, colore diversi, rimpolpate (vi prego!) i numeri del botteghino e non credo ve ne pentirete.

Il regista si ispira ad una piece teatrale di Stefano Massini, ed è evidente, perché il racconto si svolge entro confini spaziali molto limitati: il palcoscenico delle riprese è una scuola elementare, in particolare la stanza del preside, interpretato in modo incisivo e convincente da Corrado Guzzanti. Si snoda nelle poche ore di un 23 dicembre pre-natalizio, che precedono le vacanze ma soprattutto la recita, con canti e rappresentazione ecumenica della natalità.

Gli scolari, come succede nella realtà delle nostre città (quanto di più lontano dall’aspirazione monocolore di troppi politici dilaganti), provengono da ogni parte del mondo: per questo motivo il tentativo del preside e della maestra (una vegana pacifista animista animalista svampita, interpretata in modo impeccabile da Lucia Mascino) è di non celebrare una festa (solo) cristiana, ma di fondere i canti e le parole dei paesi di origine dei bambini, per coinvolgere tutti allo stesso modo nel clima emozionante che circonda il 25 dicembre per i piccoli.

In questo contesto di fibrillazione per la recita, di costumi di scena malconci, di insicurezza sulla effettiva presenza dei genitori, si innesca il fatto scatenante: il lancio di una pietra, da parte di un alunno di origini turche e di religione musulmana. Il proiettile naturale non solo distrugge una vetrata dell’edificio (chi pagherà i danni?) ma colpisce causalmente, ferendoli, i due bidelli (marito e moglie: Valerio Aprea e Iaia Forte) che salivano le scale proprio in quel momento. La voce narrante, che è quella di una non meglio identificata divinità, è di Pannofino: ci avverte subito che il caso non esiste. Dunque, quel concatenarsi grottesco e a volte drammatico di eventi e situazioni che seguono al lancio della pietra è semplicemente ciò che doveva accadere: un violento stravolgimento dei programmi del povero preside; l’occasione (apparentemente stupida) per fare emergere i pregiudizi, i razzismi e la sfiducia nei confronti del diverso che, tutti, ci caratterizza. In un crescendo che vede la seconda parte del film sicuramente migliore e più intensa della prima (dove invece dominano toni da sit-com).

La storia butta fuori odi e disprezzo atavici: tra ebrei e arabi, tra ricchi e morti di fame, tra cattolici italiani e resto del mondo. Il tutto contestualizzato nei personaggi del luogo, la scuola, dove tutte queste cose dovrebbero essere additate, nell’educazione dei ragazzi, come manifestazione di stupida ignoranza, comportamenti assolutamente da evitare, da grandi ma anche in tenera età. Ed in effetti, mentre gli adulti (adulterati dagli anni che, è evidente, non insegnano nulla) si accapigliano e si insultano, ben presto passando alle mani, dato che il dialogo è impossibile, i bambini cantano Tu scendi dalle stelle. Senza tanto domandarsi di che religione è, quale divinità celebri, se sia stata scritta per una festa occidentale o mediorientale o islamica.

Ci sarà un momento della storia dell’uomo in cui questi isterismi verranno messi da parte e prevarrà la ragione, il pensiero libero, la vera apertura al diverso?

Una menzione speciale per Serra Ylmaz e Kasia Smutniak velate (per la prima volta): sono bravissime a fare le musulmane oltranziste e razziste, insofferenti alle regole e capaci di intimorire con uno sguardo l’”avversario”, maschio, italiano.

3 🎬 🎬🎬 per me.

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