Pericle il nero

Se non lo avete visto, recuperatelo. Il regista è Stefano Mordini, lo stesso de Il testimone invisibile, in questi giorni nelle sale. Pericle è Scamarcio, che già aveva dato prova di saper fare il “cattivo” in Romanzo criminale, di Michele Placido. Qui più che cattivo è nero, appunto. A partire dal suo passato: nemmeno un ricordo della sua infanzia a rendergli più lieve il presente. Solo una foto consumata della mamma morta, in circostanze che non conosce.

Nero il passato, nera la solitudine del presente. Nero il suo lavoro: “faccio il culo alla gente”, per conto di Luigino Pizza (cosiddetto per il “giro” di pizzerie che ha messo su in Belgio, emigrato da Napoli per ragioni solite di malavita). Nera la solitudine in cui è immerso, totale assenza di amore anche solo di affetto o di pietà. Nera la striscia sulla spina dorsale di Pericle, che vedete sulla locandina, forse per attrarre chi sceglie un film per l’avvenenza dell’attore (criterio legittimo, per carità).

Unico modo per sopravvivere è non pensare, bere la droga chimica da una bottiglia come fosse acqua, commettere atti osceni e brutti e brutali con l’indifferenza di uno con l’anima spenta. O meglio mai accesa. Un’anima nera, appunto senza luce, quello che serve per ottenere il nero. Eliminare ogni riflesso che consenta di vedere i colori. Ma come l’acqua, anche la luce è difficile da arginare. Qui, nella vita di Pericle, arriva con un gesto di gentilezza: quello di una fornaia di Calais, dove lui fugge per sottrarsi a una vendetta del suo nero mondo di sgherri.

Non posso non dirvi che nel romanzo omonimo da cui è liberamente tratto il film (di Giuseppe Ferrandino) Calais era Pescara, e sinceramente speravo di vederla. A ricordarla solo una grande spiaggia bianca, piatta, un cielo nero di pioggia come quello di questi strani giorni di maggio.

Vi dicevo. La gentilezza. La commessa di un forno che gli consiglia una quiche lorraine appena fatta: un gesto gentile basta a cambiare il corso del nero, un pigmento riflettente che inverte la marcia. Ci sono due pezzi bellissimi. Uno di Nina Simone, uno degli Alabama Shakes (Gimme all your love, non a caso: ascolatelo cliccando qui). E la scena più intensa: il confronto con Signorinella (Maria Luisa Santella) con un primo piano teatrale e il grande coraggio del regista di focalizzarsi sulla bruttezza assoluta e sul grottesco. E l’unica scena davvero romantica: il sortilegio dell’amore, che Pericle fa giocando con la fornaia. Ma poi non è vero che l’amore è questo, un incantesimo senza ragione?

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