Un piccolo favore

Plauso al regista e scrittore Paul Fleig per avere costruito un vero giallo psicologico ad alta tensione, con due donne (antitetiche) come protagoniste. Per lui è una novità, essendo autore di commedie per ridere senza pensare. Fino alla fine rimarrete con il fiato sospeso, indecisi per chi parteggiare, privi di certezze su chi sia la vittima e chi il carnefice.

Il tutto è ambientato in una linda periferia newyorkese: quei luoghi idilliaci dove le case sono tutte belle, i giardini tutti curati, le mamme impeccabili e i bambini felici. Apparenze. Quelle che il film vuole demolire pezzo per pezzo, partendo da due immagini al femminile contrapposte, due modelli umani ben delineati e ben interpretati: Stephanie è una mamma single (perché vedova) assolutamente impeccabile nei suoi doveri genitoriali, tanto da essere guardata storto da tutte le altre, in cui ingenera un insopportabile senso di inferiorità.

Per arrotondare, non riuscendo a vivere bene con il ricavato della polizza sulla vita del marito defunto, fa la vlogger, spiegando al suo pubblico ogni giorno i segreti della sua perfezione domestica. Sembra ritagliata da una rivista anni 50, non ha un capello fuori posto, nonostante la casalinghitudine che di solito azzera anche le più robuste. Emily è una bomba sexy, lavora in città, in una multinazionale della moda: è responsabile della comunicazione, passa la vita sugli aerei, ha un guardaroba paragonabile a quello di Imelda Marcos, moglie del dittatore filippino, è sposata con uno scrittore giovane e bello. Sulla carta, un’esistenza priva di ombre, passionale, elegante, talmente lussuosa da fare sospettare che prima o poi qualcosa dovrà succedere.

Infatti succede: nella banalità del quotidiano, la richiesta di un “piccolo favore”. La top manager dice di dovere andare a Miami per lavoro e domanda alla nuova amica Stephanie di prendere il figlio a scuola e di tenerlo qualche ora con sé. Da qui, lo smalto comincia a mostrare le prime crepe e la storia, con un ritmo giusto, una serie di eventi capaci di angosciare e insospettire, si avvia verso un cunicolo buio, totalmente in contrasto con la vetrina fino a quel momento sotto gli occhi dello spettatore. Attraverso flashback nel passato, il mistero si svela lentamente e insegna come spesso dietro maschere perfette si nasconda disperazione e malvagità.

Vince, alla fine, chi ha più arguzia, chi usa il cervello, chi non si fa spaventare. Perde chi crede di potere sopraffare gli altri con l’aggressività e il disprezzo. Un’ottima prova, davvero un buon film che vi consiglio di vedere.

3 ciak 🎬 🎬🎬 per Decima Musa.

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