7 uomini a mollo

Francia, periferia urbana. Qui si svolgono le esistenze un po’ sdrucite dei protagonisti, uomini non belli, non di successo, non ricchi. Sconfitti e marginali, alle prese con le miserie di un quotidiano dove non riescono a trovare la felicità e la soddisfazione di sé a cui ognuno avrebbe diritto. Il protagonista, Bertrand, assomma una serie di negatività che lo rendono ultimo tra gli ultimi: ha quarant’anni e soffre di una grave depressione; per questo ha perso il lavoro ed insieme la stima ed il rispetto dei suoi figli.

Gli rimane una pietà affettuosa elargita dalla moglie, che però, evidentemente, non crede più in lui e nelle sue possibilità di riscatto. Il punto di incrocio di queste grigie esistenze è la piscina del paese, dove i sette si iscrivono ad un neoistituito corso di nuoto sincronizzato maschile. Nessuno di loro è in forma fisica, né dotato di grazia e muscolatura adatte a uno sport così difficile; eppure decidono di provarci, ciascuno con una propria motivazione di ricerca di riscatto, di una sfida da tentare di vincere.

Il regista alterna il focus sulla vita privata (fallimentare) dei personaggi della storia alle scene in vasca, a tratti esilaranti. Già, perché nonostante le premesse, che sembrerebbero andare in una direzione di cupezza, questo film fa ridere moltissimo: per la goffaggine dei nuotatori e per la severità inflessibile della loro allenatrice, una campionessa che a causa di un incidente si trova sulla sedia a rotelle. Anche lei, come loro, ha bisogno di riscatto, in qualsiasi modo. L’occasione per tutti, incredibile quanto apparentemente irraggiungibile, è la partecipazione della squadra ai campionati mondiali che si svolgono in Norvegia, di lì a qualche mese.

Gli allenamenti, eseguiti artigianalmente nei boschi, sotto gli occhi diffidenti ed irrisori dei compaesani, parenti e coniugi inclusi, sono capaci, per l’impegno che richiedono, di fare passare in secondo piano i “soliti” problemi: gli spogliatoi e il pub diventano luoghi di sedute psicanalitiche comuni, cresce tra i sette l’amicizia, la confidenza, la fiducia. Basi essenziali per costruire una vera squadra.

Il finale è travolgente, ma in fondo amaro: perché non è bello constatare come nella nostra giungla, per essere amato dagli altri ed guardato con considerazione e benevolenza, devi vincere.

Il film ha però anche un messaggio molto positivo sul valore dello sport, che oltrepassa la sua fisicità e si fa elemento di autostima, capace di scacciare, insieme ai chili di troppo, la depressione e il senso di impotenza.

3 🎬 🎬🎬, originalità, profondità, intelligenza.

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