Ben is back

Il tema della tossicodipendenza dei giovanissimi non è così diffuso nonostante sia invece dilagante questa maledetta piaga, sottovalutata e sfruttata dalle organizzazioni criminali.

Questo film, che vede Julia Roberts assoluta protagonista (perché il racconto è quello del dramma di una madre disperata quanto determinata) ripropone un ottimo Lucas Hedges (l’appena ventitreenne, figlio del regista), dopo il successo di Manchester by the sea (dal 14 gennaio su Netflix! Se vi va rileggete qui la mia recensione).

Lui interpreta la “pecora nera” della famiglia: caduto nella trappola degli oppiacei sin da adolescente, ha oltrepassato il limite del semplice sballo per incastrarsi in una patologica dipendenza dalle droghe, anche pesanti, al punto da finire in comunità. Il racconto è concentrato in 24 ore, quelle della notte di Natale (lo stesso periodo in cui il film è uscito). Il ritorno di Ben, sfuggito dal luogo di cura dove sta disintossicandosi, sconvolge la festa ed anche la tranquillità del paese.

Una periferia americana, apparentemente serena, ma intrisa di malessere e di delinquenza: come spesso accade, nonostante le villette con giardino e l’imminente conformismo religioso, il tessuto della società non è sano. I ragazzi riempiono il vuoto e la mancanza di interessi e stimoli con la droga. Ad essa seguono i furti e le peggiori umiliazioni: la narrazione ha un climax ascendente sempre più cupo e drammatico. Lo spettatore è consapevole che quella festa natalizia vada trasformandosi in qualcosa di disastroso. L’affermazione di fondo è quella che la tossicodipendenza sia capace di mutare una persona in un mentitore, in grado di tradire la propria madre senza pietà. Ed è la pura verità: il film dimostra che, a prescindere dal finale scelto, non c’è riscatto, non conta la fiducia, l’amore, l’impegno di chi ti vuole bene. Chi ha scelto di trovare oblio in quelle sostanze deve necessariamente arrivare fino in fondo. Spesso vi trova la morte. Se ciò non avviene, talora c’è la possibilità di una risalita difficilissima.

Il film rappresenta bene cosa tutto ciò possa provocare in una madre e Julia Roberts è davvero brava a farlo uscire dallo schermo, coinvolgendo gli spettatori. Per la sua interpretazione, ho letto, potrebbe avere una candidatura all’Oscar come migliore attrice protagonista. Di lei apprezzo la capacità di adattarsi ai ruoli. Anche a quelli drammatici, sebbene abbia un volto ed un sorriso empaticamente solari, divertenti.

C’è una battuta nei dialoghi che potrebbe passare inosservata, ma che vi faccio notare, perché è una denuncia ed è chiaramente diretta al pubblico statunitense: il marito di Holly, un benestante, placido, allegro uomo di colore (con cui lei ha cercato di ricostruire un’esistenza dignitosa) dice di Ben “se fosse nero sarebbe già in carcere da un pezzo”.

Credo valga anche per noi, dato che le nostre carceri hanno una densità di popolazione di stranieri assolutamente schiacciante.

3 ciak 🎬 🎬🎬 per il film, 4 a Julia Roberts.

P.s. Che sia di insegnamento ragazzi: invece di bucarvi, fate l’amore.

4 pensieri riguardo “Ben is back”

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