Cold war

Il film di Pawel Pawlikoski (regista di Ida, Oscar 2015 come miglior film straniero) è un vero gioiello sia estetico che di contenuti. Anche questa volta la scelta è per il bianco e nero, accresciuto dal formato 4:3 quasi quadrato che concentra lo sguardo dello spettatore, come se fossero una serie di quadri d’autore quelli che scorrono davanti e non i fotogrammi di un lungometraggio.

Il filo conduttore è sempre estremamente malinconico, fa pensare alle note di Chopin: profondamente polacco, sarebbe facile dire. E non si sbaglierebbe, nonostante la banalità dell’affermazione. Questa infatti non è soltanto una storia d’amore tra due persone, non è solo un racconto di passione disperata, dove il lieto fine non farebbe che rovinare la poeticità delle situazioni; è anche una narrazione del profondo senso di attaccamento alla propria patria dei polacchi, così intensa da coinvolgere anche chi è nato a latitudini lontanissime. Come tutte le vere opere d’arte, nonostante la complessità e la particolarità dei temi, il loro stretto legale con il luogo e la storia della Polonia, questo film è capace di essere universale.

Una chiave di lettura l’avrete nei titoli di coda, ma è bene conoscerla prima per comprendere davvero e sin dall’inizio la storia e la scelta del suo autore: la dedica “ai miei genitori”. Le vicende narrate non sono frutto di sola fantasia ma si ispirano alle vite del padre e della madre di Pawel, vissuti in quei drammatici anni, della seconda guerra mondiale e del regime sovietico in Polonia. Il film racconta una storia iniziata alla fine degli anni 40, fino alla metà dei 60.

I protagonisti sono Wiktor e Zula (gli stessi nomi dei genitori, morti poco prima della fatidica caduta del muro di Berlino): tutto comincia da una ricerca in giro per le campagne polacche, svolta da Wiktor e da un gruppo di studiosi e intellettuali, per portare alla luce le tradizioni canore ed i balli contadini del popolo, con uno spirito patriottico e di salvaguardia della cultura locale. Zula è una delle ragazze che si sottopone al provino. Lo scopo era infatti quello di creare una vera e propria scuola, con i migliori allievi così selezionati, dove assicurare lo sviluppo e la cura di queste conoscenze, per poi farne oggetto di rappresentazioni nei teatri dei paesi al di qua della cortina di ferro. Tra i due, proprio durante il provino, è amore a prima vista (vi è mai capitato? Esiste davvero, non è solo romanzesco, per fortuna).

Una delle cose più belle del film sono quei primi sguardi in tralice, per non farsi vedere dagli altri; sguardi che però già tradivano un sentimento potente, che non si sarebbe fermato di fronte a nessun ostacolo. Le loro esistenze si complicano al pari della storia di quegli anni di guerra fredda; si avvicinano e si allontanano, tra la Polonia, Parigi, la Jugoslavia. La loro è una relazione tormentata e intensissima, fortemente intrecciata con le vicende politiche, con il regime, con l’intensificarsi delle restrizioni per coloro che non volevano accettate privazioni della libertà di pensiero e di movimento. La particolarità di quella relazione amorosa è che non trova pace, anche quando ci sono tutte le giuste condizioni per l’appagamento. A quel punto Zula, la più inquieta della coppia, fa “saltare il banco”, e l’effimera felicità raggiunta si trasforma in poche ore in una situazione tragica e senza uscita.

Vi consiglio di immergervi nella narrazione facendovi trasportare dalla colonna sonora, assolutamente da ascoltare. In essa troverete una ricerca originale e raffinatissima di musica popolare, classica e jazz. Quest’ultimo rappresenta la libertà, uno stile di vita privo di regole e imposizioni, ed è attrattivo per i protagonisti quanto respingente e distruttivo, a tratti. Come se entrambi non fossero in grado di gestire tanta sconfinata assenza di confini stabili.

Il finale è notturno e cupo: il coronamento di una costruzione perfetta e romantica, un amore folle tra due persone, interrotto e alimentato dalla storia pesantissima della Polonia del 900.

Meriterebbe l’Oscar secondo me: è coraggioso portare sul grande schermo oggi una storia così, dove non riesco a trovare difetti, se non forse la difficoltà di essere compresa da tutti. Ma anche questa è una sfida da premiare.

5 ciak 🎬 🎬🎬🎬🎬 e applausi al regista polacco.

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