La Befana vien di notte

C’è chi passa la vita a distruggere i sogni dei più piccoli e chi invece pensa che si debbano tutelare come un bene prezioso, anche attraverso il cinema. Questa volta, invece del trito e ritrito Babbo Natale, è la Befana ad essere considerata una specie in via di estinzione: degna quindi di un intero film che racconta di lei, di quanti anni abbia (più di cinquecento!), da dove sia venuta, cosa faccia tutto l’anno, tra una calza e l’altra. A prestare la sua (bella) faccia alla vecchina volante è la poliedrica Paola Cortellesi, che, dopo avere incassato, con Come un gatto in tangenziale (qui la mia recensione) il Biglietto d’oro, premio per i migliori incassi nel 2018 tra gli italiani, si diletta in un ruolo davvero originale, al quale regala la sua dirompente personalità attoriale.

Anche il regista non è uno qualsiasi: la carriera di Michele Soavi è infatti articolata e per molti versi trasgressiva, annoverando horror, grottesco, fantasy, polizieschi (anche, per la televisione, la nota serie Rocco Schiavone). Il racconto però è disegnato per i ragazzini, della stessa età dei protagonisti, cioè preadolescenti. Per questo mi ha ricordato I Goonies, un film di avventura che mi aveva appassionato molto, anche per il ritmo serrato e per gli enormi rischi che i minorenni decidono, per puro coraggio, di assumersi.

Sebbene i destinatari siamo preferibilmente under 18, grazie alla bravura degli attori (per la prima volta nei panni del cattivo c’è Stefano Fresi), i quasi cento minuti sono godibili anche per i più grandi, purché non troppo disillusi e capaci di farsi trasportare da una narrazione che mantiene il gusto della favola. La befana, particolare essenziale, che fa innalzare immensamente la stima per lei, era una strega destinata al rogo; da questo evento drammatico inizia la sua storia, che non a caso, nella finzione, è in gran parte ambientata nel bellissimo villaggio altoatesino di Castelrotto, alle pendici dello Sciliar: chi conosce questi luoghi sa quanto siano intrisi di storie di streghe, perché pare che secoli fa molte donne da quelle parti furono condannate a morte con il fuoco, per assurde accuse senza appello.

Lei però è diventata immortale, capace di trapassare i secoli, fino ai nostri giorni, con la sua velocissima scopa: una esistenza interamente dedicata ai bambini, perché la befana, quando è “in borghese”, durante il giorno, insegna alle scuole elementari (cosa altro avrebbe potuto fare, una che è famosa per i dolcetti cari ai più piccoli e per le punizioni a base di carbone di zucchero?). I fatti narrati dal film prendono spunto dall’unico errore commesso dalla befana, a causa del morso di un cagnolino sulla lista dei regali desiderati dai bambini.

Un errore fatale per l’intera esistenza del malcapitato (avete presente il turbamento di trovare la calza vuota il 6 mattina?) ma anche per la stessa befana e per i suoi alunni, così appassionati della loro maestra da essere disposti a rischiare la vita per lei. Sarà per il mio amore per l’Alto Adige: ma ho trovato meravigliosa l’ambientazione del film, tra Alpe di Siusi e Via del Vino (Caldaro). Montagne incantate, perfette per un racconto fuori dal tempo, ideale per staccare la spina prima del fatidico sette gennaio. Terrore degli studenti, esemplare data finale delle vacanze natalizie. Pensare che ci sia la befana e che per 365 giorni si prenda cura di tutti i bambini nella sua grotta piena di dolci e giocattoli è consolante ed è una fantasia da mantenere intatta. Di realtà per nulla edificanti ne abbiamo abbastanza.

3 ciak 🎬🎬🎬: se avete dei piccoli cinefili portateli al cinema, sarà un giorno della befana più convincente e certamente memorabile.

1 commento su “La Befana vien di notte”

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