Vice

Dobbiamo ammettere che è pura chimera, oggi, pensare ad un politico che fa della strategia coltivata nella assoluta riservatezza la sua cifra stilistica. Siamo circondati da schiamazzi: arriva prima l’annuncio, poi la polemica, poi l’insulto. Poi, forse, qualcuno comincia a chiedersi “di cosa stiamo parlando?”.

Anche per questa ragione Vice mi è parso un film necessario da vedere, oltre che per conoscere un personaggio della nostra storia contemporanea tanto importante quanto ignorato dai più (me compresa): ma per una sua scelta precisa, evidentemente, di coltivare ed esercitare il potere a fari spenti. Vi dirò: la considero una ragione sufficiente per nutrire una simpatia pregiudiziale nei confronti del protagonista, Dick Cheney. Per molti versi ingiustificata, lo ammetto, perché l’uomo è pieno di chiaroscuri, con una prevalenza degli scuri: ma, dopo le oltre due ore di racconto di mezzo secolo di storia americana, vista dai corridoi del Congresso e dalle anticamere della Casa Bianca, rimarrà sospeso il vostro giudizio sul vice presidente di George W. Bush. Il regista si muove tra gli eventi storici e la vita privata di Cheney in modo del tutto originale e spesso spiazzante.

La tecnica narrativa è tutt’altro che scontata, tenendo presente che si tratta di un genere cinematografico qualificabile come “storico”: vi sentirete sulle montagne russe degli eventi spesso drammatici di guerra e terrorismo, rassicurati soltanto dalla presenza sorniona del corpulento Dick (Christian Bale ancora una volta stupisce per diventare letteralmente irriconoscibile!). Colpisce la sua ascesa verticale, partendo dal selvaggio Wyoming, da un lavoro di operaio, alla vetta del mondo: a potere decidere della vita di migliaia di persone dall’altra parte del pianeta, con un semplice cenno di assenso.

Le sei candidature ai Golden Globe sono state deluse da un solo premio, dato all’attore protagonista, come migliore interprete di una “commedia” (discutibile anche questo: perché Vice è piuttosto un dramma, con l’aggravante di essere vero).

Ho pensato però che nell’America di oggi sarebbe stato un atto di eccessivo coraggio offrire maggiori riconoscimenti a un film dove i repubblicani vengono rappresentati (anche) come abili affaristi, capaci di intraprendere una guerra solo per fare business; dove Bush è irriso dall’inizio alla fine e descritto come un imbelle, debole, capriccioso figlio di papà. La teoria dell’esecutivo unitario mi è parsa veramente geniale per giustificare giuridicamente l’esercizio del potere assoluto e l’affermazione dell’infallibilità del Capo.

Cheney insegna che, per essere il numero uno, devo circondarti da persone più brave e spregiudicate di te, ma totalmente leali e disposte a tutto. Insegna che le crisi sono occasioni; che le scelte tragiche vanno fatte senza voltarsi indietro. E che la vera arma segreta è avere al proprio fianco una donna (come la sua inflessibile ed inarrestabile moglie, la perfetta Amy Adams) che sappia infondere determinazione anche nei momenti peggiori.

Stupenda la scelta della voce narrante.

Il tema del cuore, malato e duro, del protagonista è forse la trovata che rimane più impressa.

4 ciak🎬🎬🎬🎬 per me: sono contenta di averlo visto, ho colmato una grave lacuna.

1 commento su “Vice”

  1. Infatti VICE non è assolutamente una commedia….. Tutt’altro…. E’ la dimostrazione di due cose:
    – la prima che per fare politica (qualsiasi bordi sia) non è necessario andare in TV, “becerare”, insultare… tutt’ altro…..
    – la potenza dei politici che sono “Vice” ma che in effetti sono i burattinai che manovrano tutto il sistema lasciando che quello votato sia solo una marionetta nelle sue mani…. Quanti ce ne saranno nel mondo di personalità nascoste che fanno il bel ed il brutto tempo ???? Ai posteri……
    Non vi perdete questo film è molto istruttivo……..

    Piace a 1 persona

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