Quasi amici

Oggi torniamo indietro di otto anni: credo che questo film lo meriti, me lo ero ingiustificatamente perso, quando è uscito al cinema. Sono riuscita in questi giorni a vederlo, certo senza la magia del grande schermo. Su Netflix; se anche voi ve lo eravate lasciati sfuggire, non esitate a seguire il mio esempio, saranno centododici minuti ben spesi. Che vi lasceranno addosso un senso affettuoso, di allegria e tenerezza, quello che sanno trasmetterti le persone semplici e di sostanza. Capaci di superare i limiti delle diversità e degli handicap che prima o poi nella vita di tutti ci annodano, rischiando di farci inciampare o, peggio, facendoci cadere rovinosamente.

La storia è ispirata ad una vicenda realmente accaduta, tanto che nei titoli di coda potrete vedere i veri protagonisti. Ciò rende il tutto ancora più apprezzabile: non so voi, ma l’idea che un racconto di umanità non sia frutto di fantasia ma abbia trovato riscontro reale nel rapporto tra due persone mi consola e mi rende ottimista bei confronti dei miei simili (ed anche di me stessa). In fondo non siamo (tutti) così cattivi…

Philippe e Driss sono uomini antitetici. Il Primo è bianco, ricco, colto, proprietario di un palazzo nobiliare nel centro di Parigi. Il secondo è nero, povero, con precedenti penali, senza un tetto dopo essere stato cacciato di casa dai suoi familiari, esasperati per le continue “cadute” del ragazzo. Come possono le loro esistenze incrociarsi, anche geograficamente così lontane (l’estrema periferia della capitale francese è ben descritta dal regista, come un luogo a sé rispetto agli eleganti boulevard frequentati da Philippe)?

L’occasione deriva dalla tragedia che ha colpito Philippe, che è diventato tetraplegico a causa di un incidente mentre volava con il parapendio. È del tutto insensibile ed immobilizzato dalla base del collo alla punta delle dita dei piedi. Ed il personale qualificatissimo al suo servizio si è messo alla ricerca di un badante affidabile e robusto, per sopperire alla mancanza di braccia, mani e gambe. È molto divertente la scena del primo approccio tra i due protagonisti: mi ha ricordato quella, analoga, della carrellata di aspiranti bambinaie in Mary Poppins. Ed anche in questo caso, viene scelto il più improbabile, il più apparentemente incompetente, maleducato, folle, tra gli aspiranti.

Driss non ha nessun reale interesse a quell’impiego, vuole solo una firma per avere l’assegno di disoccupazione. Ma come spesso accade nella vita, una cosa nata per caso e addirittura controvoglia diventa una svolta: lo sarà per entrambi, perché nonostante le circostanze drammatiche in cui Philippe è costretto a vivere, prigioniero di un corpo immobile e privo di ogni reazione, grazie alla esplosiva energia e vitalità del suo nuovo dipendente, ritrova il gusto di respirare, di vedere Parigi di notte, l’emozione di volere incontrare una donna. E Driss scopre di essere capace di pietà e di generosità, addirittura di avere doti artistiche. Quasi amici ci insegna quanto faccia bene questo legame, antico quanto l’uomo, eterno, forse più dell’amore. Capace di armonizzare opposti, eliminare le diversità, colmare i gap.

5 ciak 🎬 🎬🎬🎬🎬 per me. Un film da non perdere!

1 commento su “Quasi amici”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...