Non ci resta che il crimine

Gli ottimi risultati del box office in soli pochi giorni testimoniano l’affetto del pubblico per questi attori e per un certo tipo di cinema divertente, grottesco e (scusate il termine poetico) un po’ “cazzaro” che ha fatto grande la commedia italiana. C’è una componente nostalgica nella trama (addirittura con richiami a I soliti ignoti) e nei personaggi ed implicite citazioni di vecchi film, quelli con Vittorio e Ugo, anziché Alessandro e Gianmarco. C’è l’omaggio, nel titolo, a “Non ci resta che piangere” (di Benigni e Troisi).

C’è Roma protagonista, come era nei primi anni 80 e come è oggi (nel complesso forse, non ci crederete, agli occhi del regista ed attore Massimiliano Bruno, è addirittura migliorata!). Ci sono quattro personaggi un po’ disperati e per varie ragioni insoddisfatti della propria esistenza, sempre alla ricerca della “svolta” che non arriva mai. Per sbarcare il lunario portano in giro i turisti curiosi degli aspetti noir della capitale, sui luoghi della banda della Magliana.

È in questo frangente che avviene il misterioso viaggio nel tempo che li riporta nel 1982, estate dei mondiali vittoriosi dell’Italia, proprio nel momento clou delle partite con l’Argentina ed il Brasile. È divertentissima la ricostruzione di quegli anni che sembrano vicini a chi li ha vissuti, ma che sono distanti quasi 40 anni. L’incontro-scontro con Renatino (Edoardo Leo) rende subito evidente che ci saranno guai, e grossi, in vista.

Conoscere già il futuro e ciò che succederà di quei criminali e delle partite di calcio del campionato del mondo serve a ben poco: Giallini, Gassmann e Tognazzi interpretano tre individui specializzati a cacciarsi nei pasticci, e la presenza della donna del boss (Ilenia Pastoreli) non fa che peggiorare la situazione.

Non è semplice dire chi sia stato più bravo, chi più adatto al suo personaggio, ma dato il numero delle star dietro alla macchina da presa, una classifica, senza offesa, merita di essere fatta: per me medaglia d’oro è Tognazzi, capace di passare da un temperamento mite e soccombente al più capace di approfittare della situazione; poi Gassmann, originalmente nelle vesti dello sfigato ed a pari merito Pastorelli e Leo; infine Giallini, forse perché non ha dovuto fare nessuno sforzo per interpretare il suo personaggio, sdrucito e disilluso, come sempre. La scena più bella è quella della rapina in banca, tutti travestiti da Kiss(al suono di I was made for lovin’ you: risentitela qui).

il film non finisce davvero, preannunciando forse un sequel. 4 ciak 🎬 🎬🎬🎬 per Decima Musa.

1 commento su “Non ci resta che il crimine”

  1. Ottimo film, ottima commedia , grande cast ed una serata strepitosa che fa bene allo spirito…. Risate intelligenti, mai volgare…. Un ottima medicina contro lo stress quotidiano…… Drei che NO SI DEVE PERDERE……

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