La favorita

Dal regista greco Yorgos Lanthimos non potete aspettarvi un film in costume consueto, nemmeno se sceglie, come in questo caso, un’ambientazione british dei primi del settecento. La sua cifra è infatti tagliente, incisiva, provocatoria, volutamente sconcertante per lo spettatore.

Ricordate Il sacrificio del cervo sacro, il suo ultimo film, e la potenza della tragedia arcaica singolarmente ambientata in Ohio? Qui potete rileggere la mia recensione.

La trama è ispirata a fatti storici, basta fare una rapida ricerca sul web per ritrovare nella realtà tutti i personaggi della finzione. Si tratta delle vicenda della prima regina della Gran Bretagna unita (Inghilterra, Scozia e Irlanda). L’inizio del diciottesimo secolo. Campagna britannica, castelli, faggete, brina. Il fulcro del racconto è Anna Stuart, una sovrana debole, nevrotica, malata. Interpretata (da Oscar, secondo me) da Olivia Colman: un’attrice inglese conosciuta ed amata da chi ha visto ed apprezzato la serie Broadchurch su Netflix (a breve ne leggerete una mia recensione). È una persona incapace di portare a termine ciò che, a quell’epoca, si pretendeva da una donna, specie se regina, con il dovere di assicurare una successione al trono: la gravidanza.

Per ben diciassette volte ne aveva iniziata una o aveva messo al mondo figli, subito morti, a causa di una patologia non curata né curabile, nel 700. Una donna frustrata e isterica; insieme però a tratti arguta, capace di intuire chi la volesse tradire. Ruotano intorno a lei, come due satelliti, desiderose di prevalere l’una sull’altra, lady Sarah (Rachel Weisz) e la giovane, lontana cugina Abigail (Emma Stone) decaduta da “signora” a “serva” a causa delle intemperanze del padre, che l’aveva persa al gioco quando ancora era adolescente. Capirete che il trio delle attrici protagoniste non può che essere esplosivo: il film, infatti, è incentrato sulla figura femminile, in tutte le sue declinazioni, nessun sentimento, anche il più basso, è risparmiato.

Gli uomini sono una specie di insulso corredo, rispetto alla concentrazione pericolosa di quel rapporto a tre. Lo scopo del regista è affermare che, a prescindere dal tempo e dal luogo dove quella storia è ambientata, la natura umana è sempre la stessa, infida, portata all’egoismo e al tradimento. Alla sopraffazione, all’assenza di pietà.

Noterete che l’amore manca del tutto in quelle relazioni; che il sesso ha dell’osceno, che prevale la violenza, la spinta, il disprezzo. Noterete anche che le inquadrature fotografiche sono spesso distorte da un grandangolo, quasi a volere decontestualizzare quei corridoi lunghi e perpendicolari tra loro: lo scopo è sempre quello di affermare che il racconto non è lontano da noi; non è condizionato dal fatto che si tratti di una storia settecentesca.

Prevale, su tutto, un costante senso del grottesco, anche nel contrasto fastidioso tra la vita disimpegnata dei nobili e quella del popolo e dei soldati dell’esercito che, a distanza di centinaia di chilometri, muoiono inutilmente per guerre capricciose.

Non c’è che dire: abbiamo difficoltà a migliorare davvero. Dove è finita l’evoluzione darwiniana verso esseri più intelligenti?

Per me 4 🎬 🎬🎬🎬 e la sicurezza che sarà un film premiato. Ve lo consiglio.

2 pensieri riguardo “La favorita”

  1. Già visto il film … devo dire che mi ha lasciata sconcertata, scettica…… Grandi interpretazioni, grandi costumi, grandi location…… Terribile il rapporto fra queste tre donne che purtroppo esiste tutt’ora….. Dimostra che è difficile se non impossibile pensare ad una solidarietà femminile…… Riflessione amarissima….

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