L’uomo dal cuore di ferro

Ho visto questo film nel giorno della memoria, avevo bisogno di una storia, di un racconto vero; del buio del cinema e di un po’ di raccoglimento, anche per sfuggire all’inondazione di post e hashtag pontificanti.

Ormai, ogni giornata dedicata a qualcosa (sia serissima, come quella del 27 gennaio, oppure vacua e inventata apposta per far girare la gente sui social) diventa occasione di protagonismo, soprattutto da parte di chi fa politica: e le strumentalizzazioni e banalizzazioni della ricorrenza delle vittime dell’olocausto sono troppe e per me insopportabili.

Le vicende eroiche e drammatiche raccontate dal regista francese sono ispirate a fatti realmente avvenuti nella Cecoslovacchia occupata dalla Germania nazista. Fatti portati alla luce da un romanzo del 2010, enigmaticamente intitolato HHhH (acronimo della frase in tedesco “il cervello di Himmler si chiama Heyndric”) di Laurent Binet, un 46enne parigino ma per ragioni di vita e studio legato a Praga.

Lo trovate edito da Einuadi e ve lo consiglio quanto il film (anche dopo, sarete avvantaggiati dal visualizzare i protagonisti con i volti degli attori). Il personaggio intorno al quale ruota la narrazione è uno dei più crudeli criminali hitleriani: Reinhard Heydrich.

Trascinato da una donna, divenuta sua moglie, ancora più fanatica di lui nella fede nazista, manifesta subito una scarsissima pietà umana e dunque una infinita capacità di obbedienza a qualunque tipo di ordine; e poi una sinistra competenza ad elaborare piani di distruzione di massa. Fu lui infatti l’ideatore della Soluzione finale, consegnata in punto di morte (sotto forma di un innocuo fascicolo) all’amico Himmler, che ne divenne l’esecutore ed il simbolo.

Voi lo sapevate? Io no: Heindric è rimasto davvero oscuro, come anche l’atto eroico di Jan e Josef, raccontato nel film. Due partigiani della resistenza cecoslovacca, paracadutisti preparatisi a combattere in Gran Bretagna. Non hanno paura di nulla: ciò che vogliono, a costo della vita, è liberare il loro paese dal “macellaio di Praga”.

Un gesto simbolico e violento, che trova la complicità di molti cittadini “normali”, costretti a subire quell’invasione e a vedere ogni giorno la propria esistenza piegarsi alle follie del dittatore tedesco. Ho letto, curiosando sul web, che la chiesa della capitale ceca dove si svolge il combattimento finale conserva ancora i segni di quella battaglia all’ultimo sangue ed il ricordo dei due giovani eroi.

Mi sono riproposta di andarla a visitare, quando tornerò a Praga.

Assegno 4 ciak 🎬🎬🎬🎬 a questo film, spero lo troviate. Sennò andate a scovare il libro!

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