Compromessi sposi

Posso dire senza timore di offendere nessuno che questa volta Abatantuono e Salemme mi hanno fregato. Non so se anche a voi fa questo effetto, ma se vedo un cartellone con la locandina di un film con le loro facce, mi riprometto di andarlo a vedere il giorno stesso dell’uscita nei cinema. Li adoro entrambi, vorrei averli come amici, mi stanno simpatici anche se stanno zitti.

Li considero due autorevoli esponenti della nostra migliore e più intelligente comicità, capaci anche di non esserlo, di parlare di cose serie, di divertire alla radio solo con la loro voce. E gli accenti: milanese e napoletano DOC; portatori autentici della mentalità e del cuore di queste (altre due) capitali italiane. Irresistibile la tentazione di vederli insieme sul grande schermo, a mescolare le loro ironie ed i rispettivi stili caratteristici. Insomma: come facevo a non cascarci? Con l’aggravante che apprezzo anche il regista Micchichè, da poco lodato in Ricchi di fantasia (qui potete rileggere il mio punto di vista).

Tutta questa premessa per dirvi che, a parte i due bravissimi attori, che non deludono e che reggono come consumati equilibristi l’ora e mezzo di commedia, non è proprio un gran che questo racconto delle vicende di due padri alle prese con la balzana idea dei figli di sposarsi, ad un’età in cui quasi quasi oggi ci si fa la prima comunione (le scene del matrimonio per questo sono davvero poco credibili).

Uno del nord, l’altro del sud. Diego è un imprenditore rampante e un po’ spietato (come si impone); Gaetano un sindaco integralista con l’onestà (senza acca), tanto da farsi odiare anche dai concittadini che lo hanno votato (persino da sua madre, a cui impedisce di continuare a vendere merletti in nero al mercatino comunale). Antitetici, convinti delle proprie idee, portati naturalmente ad odiarsi: al contrario di Riccardo e Ilenia, i loro pargoli, colpiti da Cupido sulle spiagge di Gaeta.

Qui è ambientata la storia: ed il piccolo centro balneare del basso Lazio ne viene veramente valorizzato, tanto da sembrare ogni tanto di stare dentro uno spot turistico di quella riviera e non a guardare cinema italiano seppure leggero. I toni sono quelli conflittuali a tutto campo che vi potete immaginare solo pensando a uno scambio di idee tra un milanese e un napoletano: coinvolgono anche le rispettive famiglie, le mogli, gli amici, le nonne.

Manca però il grip in questa commedia; è forse più adatta a teenagers con pretese non altissime, tanto da rendere protagonista una fashion blogger appena ventenne che basa la sua discutibile eleganza su unghie colorate di giallo, tutte tranne un dito (abitudine ormai discretamente diffusa tra chi ha molto tempo da perdere).

Fa rimpiangere, dopo pochi minuti di trama un po’ vacua, il nobile antecedente storico (forse silenziosamente richiamato) Totò Fabrizi e i giovani d’oggi (rifatevi di gli occhi con questa scena). Sempre due padri, molto diversi, affatto contenti di dovere diventare affini per “colpa” dei loro figli. Alla fine, la sensazione è che Compromessi sposi sia la brutta copia di tanta naturale, esilarante comicità.

Purtroppo 2 ciak 🎬🎬. Ma con affetto.

1 commento su “Compromessi sposi”

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