Copperman

È un po’ difficile trovare al cinema questo film, nonostante sia uscito da pochi giorni: si tratta infatti di un prodotto di nicchia, che forse non attira il grande pubblico. Eppure, come spesso succede per ciò che non è considerato attrattivo “di massa”, siamo di fonte a un’opera originale, intensa, bella da vedersi, sotto il profilo etico ed estetico. Il regista 46enne è da anni lontano dal grande schermo, essendosi dedicato alla fiction, anche di successo (Il bello delle donne alcuni anni dopo, il suo ultimo lavoro). Sceglie di raccontare una favola moderna con al centro un supereroe un po’ fuori dagli schemi (per questo mi ha ricordato Lo chiamavano Jeeg Robot: qui la mia recensione).

Il protagonista è Anselmo (Luca Argentero) un ragazzo speciale per il suo autismo: sin da piccolo la madre (Galatea Renzi) si prende cura di lui riempiendolo di amore ed attenzione, nella consapevolezza di dovere colmare anche il gap dell’abbandono del padre. Lo fa raccontando una storia più sostenibile per un bambino: lui è andato via per compiere delle missioni importanti nel mondo, perché è un super eroe.

Anselmo cresce con questa convinzione, affezionandosi all’idea di essere figlio di un personaggio eroico, buono e generoso. Che solo per ragioni superiori si è dovuto allontanare da loro. Il contesto della sua infanzia è protettivo come può esserlo solo una rasserenante provincia dell’Italia centrale: la storia è ambientata (con una splendida fotografia) in Umbria e il paese nei cui vicoli si svolgono le strane avventure di Anselmo è Spoleto.

Il racconto affronta temi importanti, anche molto duri: oltre a quello dell’autismo (Luca Argentero si è preparato alla sua interpretazione lavorando con pazienti vicini al gruppo AITA di Roma, per comprendere il mondo dal loro punto di vista) c’è quello della violenza familiare e della forza dei sentimenti autentici, che superano i legami familiari tradizionali e sono in grado sempre di tirarci fuori anche dai peggiori guai della vita. Nel film, è il personaggio interpretato da Antonia Truppo (Titti, l’amica dell’infanzia, ritrovata dopo anni di forzata e dolorosa separazione) che concentra su di sé le vicende più drammatiche e che trova salvezza in Coppermann-Anselmo.

È fantasiosa ed artistica la “divisa” artigianale costruita da Silvano (il fabbro del paese: Tommaso Ragno) per consentire ad Anselmo di trasformarsi in un eroe con super poteri, di notte. Dismette le vesti di bravo ragazzo, rimasto un po’ bambino, impiegato come ausiliario in una casa di cura per persone con disturbi psichici, per lanciarsi con i suoi pattini e la sua armatura indistruttibile all’inseguimento dei delinquenti. Piccoli furti, sopraffazioni, scippi: questi sono i casi su cui Copperman interviene senza pietà, creando nel paese la fama di un misterioso robot benefattore, un po’ goffo magari, ma capace di tenere testa anche ai più cattivi.

Meritano una menzione: Argentero, che sceglie di dismettere il modello consueto per trovarsi nei panni di un ragazzo buono e speciale, costretto ma anche potenziato dall’autismo; il personaggio del fabbro, il padre e l’amico che tutti vorrebbero vicino contro i soprusi e le prepotenze quotidiane; la bambina, che interpreta Titti da piccola e poi sua figlia, identica a lei: un vero portento di espressività, perfettamente a suo agio accanto ad attori bravi ed esperti; la divisa da supereroe, sulla quale pare abbia lavorato un artista, Roberto Molinelli, mettendo assieme oggetti del quotidiano; i paesaggi dell’Umbria, cornice perfetta di una fiaba normale.

4 ciak 🎬 🎬🎬🎬, per la raffinatezza e il coraggio di proporre al pubblico qualcosa di nuovo, capace di farci uscire dal cinema con un sorriso rasserenato.

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