Momenti di trascurabile felicità

Nella mai sopita diatriba “è più bello il libro o il film” che si accende ogni qual volta al cinema si dà vita a un’opera letteraria, in questo caso (ma non è quasi sempre così?) per me (stra)vince il libro. Anzi i libri: perché il racconto cinematografico è liberamente tratto sia dall’’opera che dà il titolo che dalla sua “antitesi”, dedicata all’infelicità.

A dirla tutta però, stavolta era ancora più prevedibile che l’esito della fatidica domanda fosse a favore della carta: l’idea di Daniele Luchetti (un regista che amo molto, sempre originale e profondo: da ultimo, ricordate Io sono tempesta? Da rileggere qui) era certamente ardita e di partenza tutta in salita. Sebbene la scelta dell’attore protagonista, lo strambo, onirico, affabulatore Pif non poteva essere più azzeccata.

Prima di andare al cinema ho pensato infatti: che coraggio a mettere le parole di quei libri, in “ordine”, dietro un ciak e a umanizzarle con i volti dei personaggi di una storia… Già, perché chi ha letto i due libelli filosofici di Francesco Piccolo sa che non seguono una trama, una narrazione con un inizio e una fine: sono pensieri sparsi, approfondimenti fulminei, da vita di tutti i giorni. Geniali, perché rendono preziose cose insignificanti, ingigantiscono facendolo importanti minuscoli segmenti delle nostre esistenze quotidiane; attribuiscono significato a momenti che altrimenti, nella distrazione di massa, ne rimarrebbero privi. Nel bene e nel male. A seconda che leggiate quello sulla felicità o l’altro.

Alcuni capitoli rimangono impressi nella memoria, impossibile dimenticarli. Diversi sono ripresi con una certa fedeltà nella sceneggiatura del film, come quello sui taxi (perché il primo non è mai il primo della fila?); sul benzinaio (perché non va mai bene il punto dove ti fermi e lui ti chiede di andare un po’ più avanti, appena spento il motore?); sulle donne incontrate all’alba, con il trucco un po’ rovinato, reduci da una notte d’amore clandestino. Per costruire un film però Luchetti ha incastonato queste vere perle di filosofia pop in una vicenda surreale, in linea con il tema dei libri.

Pif è un ingegnere quarantenne che vive a Palermo, sposato con due figli; in bilico tra la soddisfazione e l’inquietudine, tra l’amore e il tradimento, tra la coerenza e la confusione (come tutti, no? Un uomo medio, insomma). Succede che passa con il rosso, a bordo del suo scooter, nel traffico disordinato della capitale siciliana. Succede che viene preso in pieno da un’automobile e che muore sul colpo. Storia finita? Affatto. Storia iniziata. Ed il tema è semplice quanto importante: attraversiamo i nostri giorni senza nemmeno accorgercene, trattiamo le persone a noi più vicine troppo spesso con indifferenza o superficialità; non ci soffermiamo sulla bellezza dei singoli momenti che la vita ci regala. Così lei passa, la vita; e la sprechiamo. Ce ne accorgiamo poi, troppo tardi. Quando è trascorso il tempo migliore, quando perdiamo chi abbiamo amato, quando per noi stessi si avvicina la fine. Questa è la lezione semplice del film: facciamo attenzione a tutto. A ogni minuto. Accendiamo il pensiero, che è il nostro super potere, e smettiamola di condurre l’esistenza come una catena di montaggio.

Gli attori sono molto bravi. Pif è se stesso, nessun altro avrebbe potuto interpretare così bene questo personaggio tra il banale e il geniale. Thony, che interpreta la moglie, mi è piaciuta molto, una spalla perfetta per il protagonista, uno sguardo intenso spesso su di lui, quasi fosse la sua coscienza terrena. E poi c’è Renato Carpentieri, un artista di teatro ma anche presente al cinema, con registi di livello (di recente era il padre operaio in Ride, di Valerio Mastandrea.

In conclusione: 3 ciak 🎬 🎬🎬, ma un premio al coraggio di mettere nelle sale questi libri che, se non lo avete già fatto, vi consiglio di andare a comprare appena usciti dal cinema!

4 pensieri riguardo “Momenti di trascurabile felicità”

  1. Bella serata apparentemente divertente ma in effetti profonda che ci deve portare a riflettere, ad apprezzare ogni piccolo momento (anche stupido) di questa vita che normalmente viviamo di corsa, senza prestare attenzione ai piccoli dettagli che ne fanno il fascino… Ce lo insegna uno strepitoso Pif sorretto alla grande da Thony (donna attenta, paziente, presente) e da Renato Capentieri (esilarante la sua “predizione” partita del Palermo). Non avevo letto i libri e devo dire che anche se surreale il film ha il suo profondo perché….. Bravi tutti….

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  2. I libri. Visto che non ho visto il film, accetto il consiglio e vado in biblioteca a prendere il libro, ero stato tentato, ma poi non l’ho preso.
    I film ci sono quelli da cinema e quelli che ti puoi vedere tranquillamente a casa , vorrei un tuo parere sul fatto che il cinema italiano lo puoi tranquillamente vedere a casa senza perdere quasi nulla.

    Piace a 1 persona

    1. Caro lettore, personalmente non riesco a fare questa distinzione. Mi piace sin da piccola il “rito” della sala buia, scelta anche se mi trovo per caso in una città diversa dalla mia. Una sorta di “cine-turismo”. Certo, il cinema italiano è più fatto di contenuti, di personaggi e di situazioni, non tanto di effetti speciali. Ciononostante, credo che vederlo al cinema abbia un valore assoluto. Se il film mi piace molto, compro il DVD per rivederlo. Peraltro, a volte mi capita di perdere qualcosa: allora ricorro, per esempio, a Netflix oppure ad Amazon. Ci sono moltissimi film vecchi, una ottima fonte!
      A presto e grazie per la tua attenzione, Decima Musa

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