Arrivederci Professore

Johnny Deep ha un ruolo insolito in questo film: lo vedrete nelle vesti drammatiche e a tratti grottesche di un professore universitario di letteratura, cinquantenne, del New England.

Borghesia colta, qualche buon amico, un matrimonio infelice, una figlia ribelle. La moglie lo tradisce freddamente nel suo stesso ambiente di lavoro: una rivelazione che lo lascia praticamente indifferente, forse perché non la ama più, forse perché ha appena scoperto di avere davanti pochi mesi di vita. Il tema è questo: semplice, ma universale. Banale ed insieme drammatico e tagliente: ogni spettatore si è messo al posto del protagonista, in quel colloquio apparentemente asettico con il medico, che lo informava della situazione.

Come si reagisce a scoprire di essere invasi da una malattia letale, senza speranza? Come si continua a lavorare, parlare, guidare, mangiare: insomma, la quotidianità può davvero andare avanti nella normalità di prima o è necessaria una rivoluzione, anche se breve, delle proprie abitudini, atteggiamenti, rapporti umani? Il professore sceglie la seconda strada: comincia a comportarsi agli occhi di colleghi e familiari in modo anomalo, inaccettabile; dal suo punto di vista invece, vuole dire e fare ciò che fino a quel momento considerava pazzo, astruso, pericoloso, dannoso per la salute o l’equilibrio.

Le situazioni narrate sono a volte paradossali ed esagerate, ma in molti casi autenticamente espressive di ciò che il regista si propone di comunicare al pubblico: solo quando ci accorgiamo di avere pochissimo tempo da vivere, riusciamo davvero a mordere la vita e ad renderci conto, minuto dopo minuto, del miracolo di stare al mondo. In una scena, Richard davanti ai suoi studenti li esorta a non dimenticarsi della fortuna di potere semplicemente respirare: ricorda nei toni L’attimo fuggente, ma senza la stessa intensità e con un po’ troppa retorica per piacermi del tutto.

Retorica che, inaspettatamente, nella seconda parte del film prende il sopravvento: quasi che chi ha scritto la sceneggiatura si sia pentito di essere andato troppo oltre, rispetto a un bon ton da americano per bene. Ci sono infatti situazioni incomprensibili: come un brindisi in cui il professore dichiara pubblicamente il suo amore eterno per la moglie, fino a quel momento descritta e trattata come una nemica, priva di autentici sentimenti e di generosità. Insomma, l’idea non era male, ma ho trovato l’andamento della pellicola incostante, fino a un esito irreale e immaginifico: una via d’uscita cui non ho trovato il senso.

Nonostante tutto, do 3 ciak 🎬 🎬🎬 a The professor (titolo originale) perché sono uscita dal cinema con la testa densa di riflessioni, sulle quali ancora torno e che forse mi rimarranno impresse nella memoria. Bravo Deep, credibile e volutamente eccessivo.

1 commento su “Arrivederci Professore”

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