5 è il numero perfetto

Ci sono diverse ragioni per non perdere questa chicca del cinema italiano (opera prima), appena presentata a Venezia 76 come evento speciale alle giornate degli autori. La prima è che è tratta da una graphic novel del bravo e originale fumettista, Igor Tuveri, classe 1958, in arte Igort, che ne è anche regista.

coverlg_homeQueste operazioni di “trasposizione” non sono semplici e costituiscono una sfida per chi disegna storie: il passaggio al grande schermo può avere effetti indesiderati, oppure animare con la magia degli effetti cinematografici i disegni ed i personaggi di carta (vi dico già che questo esperimento è riuscito almeno quanto quello di Zerocalcare, La profezia dell’armadillo).

La seconda ragione dipende dagli attori: Toni Servillo, Carlo Buccirosso e Valeria Golino insieme, vi bastano? Il primo quasi irriconoscibile, con un naso aquilino posticcio, nelle vesti di un vecchio killer della camorra in pensione: un’altra magistrale interpretazione, dopo quella in cui si trasformava nel Cavaliere (Loro 1 e Loro 2).

La terza è legata a Napoli che non è sfondo ma protagonista assoluta della storia noir, in una ricostruzione precisa dei primi anni 70 (oggetti, manifesti pubblicitari e auto dell’epoca vi faranno venire nostalgia, se c’eravate). La città è quasi in bianco e nero, insolitamente cupa e piovosa. Un intrico di vicoli insidiosi e vecchi edifici scrostati dove l’autore ambienta una narrazione a tratti davvero violenta, basata su assenza di pietà e negazione dei più elementari valori di lealtà, che ricorda (per sangue e sparatorie) Tarantino e Sergio Leone.

Il significato del titolo è interessante da ricordare come regola di vita: le cinque cose del numero perfetto sono due braccia, due gambe e una testa, ciò che ci resta, se siamo stati traditi, abbandonati, lasciati soli. Si rimane con se stessi, si deve bastare a se stessi.

La parabola del film-fumetto è proprio questa, in un pervicace attaccamento alla vita del protagonista, che anche grazie al suo grande amore clandestino (la rocciosa Golino) trova una strada diversa. Una via d’uscita dove sarete accecati dalla luce. Contrapposta a tutto quel buio ed alla pioggia insistente che così innaturalmente avvolge Napoli durante tutto il film.

Per me sono 4 ciak 🎬 🎬🎬🎬 perché gli attori sono al top e ho apprezzato “la morale della favola”, in un racconto senza nessuna morale.

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