C’era una volta a Hollywood

Chi ama Tarantino teme che il proposito di arrivare a dieci (e non più dieci) film sia reale e, considerando la caratura del personaggio (un genio folle che non parla a vanvera), scommetterei di sì: siamo già, con questa, alla pellicola numero 9, e ci avviciniamo purtroppo agli sgoccioli. All’uscita del cinema, il primo banale pensiero è stato un confronto mentale con The hateful eight, ottavo capolavoro di Quentin (ve ne ho parlato qui). Ma subito mi sono resa conto che era un errore paragonare tra loro i film di questo regista: in tutti c’è la sua impronta, il suo “marchio di fabbrica”, spesso insanguinato, l’inimitabile stile che ciascuno spettatore va a cercare anche nelle opere di altri (in questo caso rimenandone spesso deluso: è facile scivolare nello splatter o nel nonsense).

70621528_485010549000575_1431537338768424960_nIn C’era una volta…a Holliwood c’è ancora molto West, anche i due personaggi principali sono sostanzialmente due cowboy, per finzione ma anche per vocazione. Pensate: per quasi tre ore vedrete Leonardo Di Caprio e Brad Pitt che riempiono lo schermo, padroni assoluti della scena; impossibile dire chi sia il più bravo, perché entrambi danno il meglio di sé, come se avere dietro la macchina da presa quel genio estremo di Quentin consentisse loro di oltrepassare, ciascuno, il proprio ideale limite di performance attoriale.

Di Caprio (nei panni di Dalton) ha recitato per anni nelle vesti di un pistolero, eroe di una serie televisiva western di grande successo. Una di quelle viste da tutti, molto popolare, anche nel pubblico dei più piccoli. Si trova in una fase decadente della sua carriera e troppo spesso eccede con l’alcol, nella villa con piscina (da divo) sulle colline di Holliwood. Pitt (che interpreta Booth) è la sua controfigura da sempre, il suo autista, il suo factotum. Più propriamente, il suo unico (e buon) amico.

Perché, sappiatelo, innanzitutto questo è un film che parla di amicizia, nel modo dissacrante e non conformista che di certo vi aspettate da Tarantino (e non vi deluderà). Booth simboleggia questo sentimento: è una figura totalmente positiva, dà senza chiedere, protegge Dalton, se ne occupa senza criticare i suoi eccessi, lo accompagna nei suoi successi e, da stunt-man, sta sempre un passo dietro, è pronto a buttarsi nel fuoco al posto del suo amico.

Ma il titolo vi dice che non vi troverete a vedere un film (solo) intimista, che mette in primo piano quanto possa essere pura e importante l’amicizia, soprattutto nei momenti di crisi: si tratta di una pellicola sulle pellicole, un omaggio al cinema non solo americano (noterete moltissime locandine, anche italiane). Una celebrazione ironica ma affettuosa degli studios, degli “spaghetti western”, del mondo variegato di Los Angeles e dei divi, delle insegne luminose, del cibo texmex, del senso di onnipotenza di quegli anni.

La storia infatti è ambientata nel 1969: scene e fotografia impeccabili, splendide e rombanti automobili, occhialoni e camice hawaiane. Non distraetevi, nonostante la lunghezza del film: ogni particolare è un pezzo del puzzle di Tarantino. Sullo sfondo di tanta finzione (cinema che parla di cinema) c’è però un fatto di cronaca, che quell’anno coinvolse Roman Polanski (nel racconto, la sua villa è vicina a quella di Dalton, e vi abita con la giovane e bella moglie Sharon Tate). Avvenne (nella realtà) che quest’ultima (incinta di otto mesi) venne massacrata ed uccisa con tre amici che si trovavano in casa con lei da un gruppo di fanatici che fece irruzione, con l’intento folle di “punire” i ricchi della collina di Holliwood. Polanski si trovava fuori e si salvò, ma in quel tragico evento perse tutto. Ebbene: Tarantino, con questo film, attua una vendetta ideale, in onore del suo collega polacco. E avrete la vostra parte di botte da orbi e di fontane di sangue, quella che ogni amante di Quentin si aspetta.

Una menzione speciale al protagonista a quattro zampe, la rottweiler Brandy, che sarà decisiva per vincere la battaglia finale.  Al momento del the end ho avuto una certezza: a Tarantino non piacciono gli hippy, capirete perché.

5 ciak 🎬 🎬🎬🎬🎬, non riesco ad andare sotto. E poi c’è Al Pacino, ragazzi. Un cameo da vero divo!

2 pensieri riguardo “C’era una volta a Hollywood”

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